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Audrey Munson: la Prima Top Model Americana

Audrey Munson: la Prima Top Model Americana 8 agosto 2017

Tutto ha avuto un inizio, anche lo star system, e per le celebrità femminili quell’inizio è stato una giovane ragazza di New York di nome Audrey Munson.

Il nome di Audrey è stato dimenticato a lungo, nonostante la sua immagine si trovi ancora ovunque, nella sua città. Ha posato e ispirato ben 12 statue sparse per tutta New York, al punto da meritarsi tra i suoi contemporanei l’appellativo di Miss Manhattan. Oggi è riconosciuta come la prima top model americana, ma in un’epoca in cui questo termine ancora non esisteva, Audrey era solo una giovane donna che ha goduto di un momento di grande popolarità, e ne ha pagato le tragiche conseguenze per il resto della sua vita.

audrey munson

Audrey Marie Munson nasce nel 1891 e secondo James Bone, autore della sua prima biografia, a cinque anni si fa leggere la mano da una zingara che le dice: “Sarai famosa e amata, ma quando crederai di aver fatto tuo la felicità, il suo Frutto del Mar Morto si trasformerà in cenere dentro la tua bocca”. Queste parole la tormenteranno per tutta la vita.

La profezia, se vogliamo chiamarla tale, inizia ad avverarsi presto. La madre di Audrey, Kitty, diventa consapevole del fascino della figlia quando è ancora piccola, e la sprona a diventare un’attrice. Un giorno, mentre le due stanno guardando le vetrine sulla Fifth Avenue, il famoso fotografo Felix Benedict Herzog la nota e le chiede di posare per lui, nel suo studio. Audrey ha 17 anni.

La ragazza conosce così l’élite artistica newyorkese, della quale attira l’attenzione per la sua fisicità, così somigliante a quella celebrata nell’età ellenica. Attratti da questo fascino antico, così raro nella giovane e vibrante America, numerosi artisti le chiedono di posare per loro, rendendola in breve tempo una celebrità del settore. La sua fama si consolida quando lo scultore Isidore Konti la convince a posare nuda per la statua che avrebbe decorato la sala da ballo dell’Hotel Astor di Time Square, Tre Grazie. Nel 1915 posa per 3 delle 5 sculture realizzate per la Panama-Pacific International Exposition, una delle fiere espositive più importanti dell’epoca.

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A 24 anni, Audrey è abbastanza famosa da ottenere le sue prime parti nella nascente industria cinematografica. Esordisce in Inspiration, che nonostante le riserve della critica diventa un campione di incassi proprio grazie a lei. Infatti, Audrey è la prima donna a comparire totalmente nuda in un film americano, anche se le parti recitate vengono affidate alla sconosciuta Jane Thomas. Il suo secondo film, Purity, è l’unico a esserci arrivato intatto: è stato ritrovato nel 1993 in un archivio francese, nella sezione “pornografia”.

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Sua madre insiste affinché Audrey si sposi con Hermann Oelrichs Jr, un ricco scapolo newyorkese, ma ciò non succede. Nel 1919 il suo padrone di casa, il Dr. Walter Wilkins, diventa ossessionato da lei, al punto da uccidere la propria moglie per chiederla in sposa. Scosse dalla vicenda, Audrey e la madre lasciano New York, ma vengono rintracciate e interrogate a lungo, prima che i sospetti sul suo conto cadano del tutto.

La popolarità di Audrey, a questo punto, si sta già affievolendo. I tempi cambiano, i modernisti rimuovono le statue femminili dalle grandi città, gli artisti preferiscono altri soggetti e la sua carriera cinematografica non decolla. Anche al picco del successo, Audrey non è mai stata pagata a sufficienza, e nel 1920 è sua madre a a mantenerla, vendendo utensili da cucina porta a porta. La speranza rinasce brevemente l’anno successivo, quando l’agente e produttore Allan Rock le offre 27,500$ per trarre un film dalla sua vita, ma quei soldi non le verranno mai pagati.

La sua salute mentale, che negli anni si era rivelata fragile, precipita. Audrey spesso vaneggia, millanta discendenze con la nobiltà europea (vuole essere chiamata “baronessa”), vede cospirazioni ai suoi danni ovunque e ne incolpa gli ebrei, tanto da creare una petizione per proporre una legge che li obblighi a non perseguitarla.

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Nel 1922 tenta il suicidio ingerendo una soluzione di mercurio. Nel 1931, a 40 anni, viene ricoverata in manicomio per depressione e schizofrenia, e ci rimane fino alla sua morte nel 1996, all’età di 104 anni. La prima persona ad andare a trovarla è stata una mezza nipote, nel 1984.

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Glorificata e poi dimenticata dallo star system, di Audrey ci rimangono le statue che adornano ancora New York, e la sua forza nel rivendicare naturalezza e dignità del corpo femminile. Rifiutò sempre tacchi e corsetti – praticamente d’obbligo, per la moda dell’epoca – e sosteneva che gli abiti femminili dovessero essere comodi . Una nozione che, se ci pensate, non è scontata neanche oggi.
Sulle sue famose scene di nudo, che oltraggiarono i pudori benpensanti, disse:

Quella che per altre donne è immodestia, è stata invece la mia virtù – la mia volontà di lasciare che il mondo vedesse la mia figura disadorna.

Source: freedamedia.it

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