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Cappadocia, Terra dei bei cavalli

Cappadocia, Terra dei bei cavalli 20 maggio 2017

Cappadocia

Bene ragazzi, nell’articolo precedente, vi ho raccontato la mia avventura a Istanbul, in questo vi parlerò della Cappadocia!

Questa regione dell’Anatolia Centrale deve la sua caratteristica formazione all’eruzione milioni e milioni di anni fa dei 5 vulcani circostanti. La successiva erosione del magma depositatosi (formando l’Altopiano) causata da vento e acqua hanno creato quello che adesso è un fantastico paesaggio lunare.

Adesso chiudete gli occhi e immaginate come ci si possa trovare catapultati sulla luna! Sì, avete capito bene: quando si va in Cappadocia sembra di essere su un altro pianeta. In Cappadocia fondamentalmente non c’è niente o meglio c’è tutto! Si è circondati da un immenso deserto fatto da torri alte fino a 40 metri e buche.

elisa-spadoni

La Cappadocia deve il suo nome probabilmente alla parola “Katpadukya” che significa “Terra dei bei cavalli”, i suoi cavalli sono infatti famosi per essere stati donati al Re d’Assiria, Sardanapalo a Dario e Serse di Persia.

E’ una grande valle di tufo dove vi si sono rifugiati i primi cristiani che scappavano dalle persecuzioni romane. Qui i cristiani hanno cominciato ad edificare case e chiese. Patrimonio dell’UNESCO, è un posto incantato che sembra essere rimasto fermo nel tempo.

Appena arrivata all’aeroporto di Nevsehir, mi sono diretta alla stazione dei pullman per raggiungere il villaggio di Göreme, che mi ha fatto da base per 4 giorni intensi. Non vedevo l’ora di mollare i bagagli nella suite scavata nel tufo per andarmi a fare un bel giro sulla Luna tra i Camini delle Fate, il museo all’aperto e i vari siti religiosi con affreschi di epoca bizantina. Che meraviglia.

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Il cielo sopra Göreme è azzurro, magico, incontaminato ed è pieno di mongolfiere. Vi consiglio di svegliarvi un giorno all’alba e saltare sopra ad uno di questi palloni giganteschi =). Le agenzie più serie fanno un solo volo al giorno, della durata di un’ora. E’ molto importante, tuttavia, verificare le licenze di volo del pilota per evitare spiacevoli sorprese! Detto ciò, salite e godetevi un’alba magnifica, un paesaggio incantato, il vento sul viso e il sole che nasce. Cosa c’è di più bello? Volare! VOLARE! Mi tornano i brividi a raccontarvi queste cose.

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Un’altra avventura che ho vissuto è stata il Canyon della Valle di Ilhara. Mi sono svegliata di buon ora e ho preso il pullman “on the way to… Ilhara village”, una volta raggiunto l’ingresso del canyon, mi attende una bella camminata su sentieri in ottime condizioni, in mezzo al verde. Comincio a scodinzolare, mi gaso tantissimo: l’aria che si respira ha un non so che di mistico e fiabesco. Vedo chiese nella roccia e affreschi che nonostante il passare dei secoli si sono conservati benissimo.

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Il tempo scorre, mi arrampico ovunque, voglio fare tesoro di tutto quello che vedo, riesco a fare una buona parte del percorso, fino a quando mi rendo conto che il sole sta per tramontare e che devo avviarmi all’uscita! E niente… mi è toccato mettermi a gattoni per fare un ponticello (in pessime condizioni) appoggiato sul fiumiciattolo per avere una scorciatoia e non correre il rischio che mi lasciassero “chiusa nel canyon” … anche se in realtà poi non so se mi sarebbe dispiaciuto poi così tanto!

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DA VEDERE ASSOLUTAMENTE in 4 giorni (oltre a quanto detto prima): le città sotterranee di Derinkuyu e il Castello di Uchisar.

DOVE DORMIRE: io vi suggerisco di fare base a Göreme e prendere una stanza scavata nel tufo: certo è un po’ umida magari ma quando vi ricapita?

Spero il mio articolo vi sia piaciuto! Nel prossimo vi racconterò qualcosa di Efeso (sulla costa greca) terza tappa del mio viaggio.

 

Elisa Spadoni- Ti Porto In Viaggio

 

 

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