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Cara Freeda, La Vitiligine Non ha Niente di Imbarazzante

Cara Freeda, La Vitiligine Non ha Niente di Imbarazzante
4 maggio 2018

Cara Freeda,

ho 23 anni, vengo da La Spezia, ma ormai da quasi 5 vivo a Milano. Da bambina facevo nuoto, quindi, quando a 7 anni è comparsa la prima macchiolina sul fianco, tutti abbiamo pensato che si trattasse di un fungo della pelle.

In breve tempo questa macchiolina si è estesa e moltiplicata, fino ad espandersi a tutto il corpo, viso compreso, e finalmente le abbiamo dato un nome: Vitiligine. Per chi non lo sapesse, sintetizzando, si tratta di una malattia della pelle che porta alla depigmentazione, a causa della mancanza di cellule della melanina sulla parte interessata.

Dal 2002 al 2005, i miei genitori mi hanno accompagnato periodicamente a Montecatini Terme, dove sperimentavano le prime cure su questa malattia di cui ancora non si conoscevano –  e di cui sono poco chiare tutt’oggi – cause, comportamenti e rimedi. Qualche miglioramento c’è stato; soprattutto il viso è guarito, eccezion fatta per alcune macchioline, e per me era la cosa più importante quando ero bambina; solo anni dopo mi sarei resa conto che sarebbe stata invece la cosa più facile da coprire con il trucco.

Nel 2005 ho detto basta. Seppur piccola capivo i sacrifici che stavano facendo i miei, e non vedendo grossi miglioramenti ho deciso di interrompere le cure. Per 7 anni ho vissuto in maniera abbastanza normale. Per circa 9 mesi vivevo serena nella mia comfort zone, coperta dai vestiti. Ma nei 3 mesi estivi tutto era diverso.

Non potevo nascondermi, la mia pelle, quella pigmentata, si è sempre abbronzata velocemente, e vivendo al mare c’erano poche possibilità di evitare di scoprirmi. Io poi adoro il sole, il mare, l’estate, ma contemporaneamente erano diventati i miei peggiori nemici perché erano accompagnati dagli sguardi della gente, dagli occhi curiosi dei bambini, dalle domande stupide che ricordo ancora che ponevano a mia madre “ma la bambina è sporca di latte?”, “ma l’ha fatta ustionare?” e ricordo appellativi come mucca, dalmata e persino lebbrosa.

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Il periodo più difficile è arrivato nell’estate del 2012. Avevo quasi 18 anni, e come a tante ragazze anche a me piaceva la moda, i bei vestiti, ma non pensavo di potermi permettere minigonne, shorts, minidress come le altre, e così ho cominciato a coprirmi – non con i vestiti perché d’estate sarei sembrata ancora più ridicola: con il trucco. Un brand aveva inventato una linea di make up con una coprenza totale e resistente all’acqua, un mix perfetto insomma per le mie giornate in spiaggia; così, mentre le mie amiche in 10 minuti erano pronte “bikini, asciugamano e via”, io dovevo cominciare la mia preparazione ore prima dotandomi di spugnetta e fondotinta per coprire una ad una tutte le mie macchioline. I miei mi hanno sempre lasciata fare qualsiasi cosa pur di vedermi star bene e accettarmi, ma ricordo ancora quando mi hanno confessato di come si sentivano morire dentro a vedermi passare le giornate a coprirmi prima di uscire di casa.

Quando andavo alle medie una professoressa che faceva sostegno ad una mia compagna straniera mi raccontò che la sorella affetta da vitiligine si vergognava di uscire di casa, e mi chiese con quale coraggio invece io uscissi tranquillamente. All’epoca ero troppo piccola per darle una risposta, ma oggi vorrei che mi leggesse per dirle che il coraggio di uscire lo trovo in me stessa, nella persona che sono, nel mio lavoro, nei miei sogni, nella mia vita che amo da morire, ma soprattutto nelle persone da cui sono circondata che sono piene di valori e positività; questa è la chiave di qualsiasi cosa.

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Comunque alla fine di quell’estate ho deciso di riprovare a curarmi e questa cosa è durata per altri tre anni, ma gradualmente, per fortuna, con la maturità è arrivata anche l’accettazione. Perché sì, un giorno, dopo tanti anni, tanti pianti, tanti sacrifici chiesti ai miei genitori, mi sono guardata allo specchio e accettata. Finalmente avevo capito che questa malattia, essendo una cosa puramente estetica, non mi aveva mai impedito di fare nulla. Era tutto nella mia testa.

Non mi aveva impedito di finire gli studi, di trovare un lavoro, di avere una vita serena e stupenda e tanto meno mi aveva impedito di avere relazioni sociali. Nel 2016 ho incontrato Edoardo, dopo pochi mesi siamo andati a convivere, e ora siamo io lui e Milo, il nostro gatto, in 40 metri quadri pieni di amore. Quando gli racconto la mia storia, lui non capisce come facessi a non accettarmi, perché “lei” a suo dire è una delle così più sexy che trova in me.

Un giorno mi ha fatto un ritratto, avrebbe potuto dipingermi più magra, più alta e soprattutto senza macchie invece no, su quella tela ci sono proprio io con ogni mio pregio ed ogni mio difetto. Lei ora è parte di me, continua ad espandersi in alcuni periodi, in altri è stabile. Mi piace pensare che segua i miei stati d’animo, il mio umore, e credo di doverla in parte anche ringraziare per avermi resa una persona sensibile e forte allo stesso tempo. Oggi, non mi nascondo più, perché io non ho qualcosa in meno rispetto alle altre, ho solo qualcosa di diverso, che è solo mio e tutte siamo uniche e belle con le nostre peculiarità.

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Non vergognatevi mai di mostrare una macchia, una cicatrice, i kg di troppo, le smagliature o qualche ruga, perché arriverà qualcuno che non vi amerà nonostante, ma soprattutto per la vostra unicità.

Giulia C.

 

Source: freedamedia.it

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