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Cara Freeda: Il Lavoro Non Controllerà la Mia Vita

Cara Freeda: Il Lavoro Non Controllerà la Mia Vita
30 gennaio 2018

Qualche tempo fa una nostra lettrice ci ha scritto, per raccontarci una sua esperienza personale che aveva però un valore quasi universale, perché si trattava di una cosa che probabilmente è successa a molte ragazze, e di cui magari non tutte riescono a parlare liberamente. Così, abbiamo deciso di pubblicare la sua storia, perchè sapere di non essere soli in certe situazioni aiuta, e poi perché volevamo dare un segnale di solidarietà: insieme possiamo cambiare le cose.

A partire da quel momento ci sono arrivate altre mail e altre storie da raccontare. Così abbiamo deciso di dare vita ufficialmente a Cara Freeda, una posta a cui ognuna/o di voi può scrivere per raccontare quello che ha vissuto o che sta vivendo. Quella che state per leggere è la storia di Camilla, di un mondo del lavoro che impone regole soffocanti, e del suo desiderio di rimanere se stessa, senza piegarsi a logiche bieche. È la storia di Camilla, ma potrebbe essere la storia di ognuno di noi.

Cara Freeda,
Mi chiamo Camilla. Questo in realtà non è il mio vero nome, ma mi piacerebbe essere chiamata così per raccontarvi questa storia. Spesso mi sono chiesta cosa significa, al giorno d’oggi , il lavoro per un giovane uomo o una giovane donna, qui, in Italia.

Perché ciò che ho capito in questa manciata di tempo in cui ho iniziato ad approcciarmi al mondo del lavoro, dopo la mia laurea, è che accontentarsi deve diventare la tua parola d’ordine. Vivi nella costante paura di dover dire no, di dover dire che qualcosa non va, che non sei d’accordo con quello che si dice/fa… perché se lo fai, quella è la porta.

Sei sostituibile: sei come un ingranaggio uguale ad altri ingranaggi. Non funzioni? Domani a casa e vieni sostituito. Da chi ha più voglia di te? Da chi è più competente di te? No. Da chi è più disposto ad abbassare la testa e farsi andare bene qualsiasi cosa. Da chi è disposto a giocarsi i sentimenti pur di scendere a compromessi.
Ma, quando c’è di mezzo la crisi, non puoi fare di certo lo schizzinoso e sai che il mantra del “ti pisciano in testa e ti dicono che piove” ti verrà costantemente ripetuto dai grandi luminari dell’esperienza lavorativa, che:“tanto oggi il mondo del lavoro è così ovunque”, ed immagini di esserti persa in una giungla di scimmie senza controllo che giocano a gara a chi ha la banana più lunga, dove la scimmia più consenziente va avanti.

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Ti dicono che devi stringere i denti, ti dicono che devi resistere, che ce la devi fare… e a te sembrano solo i classici incoraggiamenti che ti fanno quando ti stai per fare la pipì addosso e devi arrivare al gabinetto. Ma resistere per cosa? Resistere per fare tutto il tragitto casa-lavoro con un nodo in gola, aspettando di sapere quale sarà la prossima minaccia? Scoppiare a piangere mentre sei a lavoro perché non sei abbastanza forte, perché sei l’anello debole e i tuoi colleghi reggono meglio lo stress e la pressione? Ti ripetono che di anni ne hai 24, che sei fortunata se hai tentato la fortuna fuori dalla tua città; sei fortunata se guadagni 1200€ al mese, ma hai più doveri che diritti, che saresti una fallita se mollassi, e una stupida per esserti lasciata sfuggire un’occasione così ghiotta perché “… molti tuoi coetanei consegnano le pizze e guadagnano una miseria!”

E hai tremendamente paura, ma non ce la fai più. Il tuo cuore, la tua mente e il tuo fisico ti dicono: “BASTA!” ma fuori il mondo ti ricorda che che la vita è un ottovolante e che la prossima navicella sulla quale avrai il coraggio di saltare sarà solo l’ennesima occasione per farti mettere i piedi in testa e prepararti, senza l’ombrello aperto, alla prossima pioggia di merda. Mi hanno anche detto che la vita è una lotta e tutto questo mi serve a “farmi le ossa”. Chiarissimo, perché chiedere di lavorare serenamente senza l’ansia è pretendere troppo, e sei fortunata perché l’unica palestra che ti puoi permettere è quella per allenare i tuoi nervi a rimanere ben saldi. Perché ormai è chiaramente utopia fare un lavoro che ci piace senza stronzi tra i piedi.

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E continuo a chiedermi, mentre le mie dita scorrono così veloci sulla tastiera, in un impeto free-flow di rassegnazione mista a delusione: ma è davvero così che funziona il mondo, il lavoro, quello che siamo diventati? Così dicono tutti.
Devi avere pazienza perché tanto di meglio non trovi, perché ormai trovi solo stage sottopagati, che non ti insegnano nulla e ribadiscono solo il concetto di sfruttamento. Per tutti quelli come me, ingabbiati da mille pensieri e da mille dubbi, volevo dirvi che non siete per niente soli. Potranno dirvi che siete “choosy”, che non vi va bene mai nulla, che magari siete voi il problema e che state sprecando delle occasioni preziose, ma voi sapete, nel profondo del vostro cuore, che avete coraggio da vendere, che non vi accontentate mai – e ne andate fieri – e che niente vale più della vostra salute e del vostro futuro.

Source: freedamedia.it

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