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Da Dove Arrivano I Capelli Delle Parrucche?

Da Dove Arrivano I Capelli Delle Parrucche?
10 agosto 2018

Nel film Piccole Donne c’è una scena in cui Jo, per aiutare la famiglia, taglia i suoi lunghissimi capelli e li vende, guadagnando così un po’ di dollari. Sono solo pochi secondi, ma quel gesto è rimasto impresso nella mia memoria per lungo tempo.

Certo, è vero, i capelli ricrescono, e dunque il sacrificio di tagliarli diventa una rinuncia in qualche modo temporanea, ma il motivo che si cela dietro alla scelta di vendere i propri capelli, per una donna, è spesso il frutto di una necessità impellente, che la porta a rinunciare alla propria bellezza per raccogliere denaro. Per lungo tempo, infatti, i capelli lunghi sono stati sinonimo di femminilità e tagliarli voleva dire in qualche modo mutilarsi, privarsi della propria vanità, di una parte importante della propria immagine; ma è stata anche una possibilità di guadagno molto concreta, in un periodo in cui alle alle donne non era permesso lavorare. E pur con tutte le differenze del caso, ancora oggi, le cose non sembrano essere cambiate di molto.

Attrici e popstar (e non soltanto loro) fanno continuamente sfoggio di capigliature incredibili, dai colori e dalle lunghezze sempre diverse; e non è un segreto che molte  di loro abbiano in realtà un taglio cortissimo, che permette di utilizzare con più facilità parrucche ed extension, in grado di cambiare look in una sessione sola (e senza danneggiare troppo i propri capelli). Ma di cosa sono fatte queste parrucche ed extention così richieste, e da dove vengono le ciocche che le compongono? La BBC ha raccontato la ricerca di Emma Tarlo, professoressa di antropologia e autrice di Entanglement: The Secret Lives of Hair che per tre anni ha girato il mondo nel tentativo di capire come funziona il mercato dei capelli, e di ricostruire il viaggio che li porta sul mercato occidentale.

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Il percorso ha inizio in diversi paesi (non solo orientali) dove le donne portano capelli lunghissimi, senza trattarli con colorazioni o prodotti chimici: Myanmar, India, Vietnam ma anche Brasile, Perù e paesi dell’est Europa come Russia, Ucraina e Romania. Sempre secondo le ricerche di Tarlo, “la Cina è il maggiore importatore ed esportatore di capelli capelli umani”. Ma come funziona la raccolta?

Sul mercato, i capelli più pregiati sono i cosiddetti “virgin hair” – capelli “vergini” ovvero che non sono mai stati trattati – e i “remy hair” capelli direttamente tagliati da un donatore. Al livello più basso invece, ci sono gli “standard hair” ovvero i capelli di scarto, che vengono raccolti, districati, selezionati e trattati in apposite industrie. Tarlo racconta che per tutta l’Asia, le donne conservano i capelli che rimangono nel pettine o che cadono durante i lavaggi per poi venderli in un sacco, ai compratori che girano per il quartiere, al costo di un dollaro. In seguito, dopo averli lavorati in industria con prodotti chimici, la maggior parte di questi capelli finisce in Cina, dove vengono ammassati insieme per finalizzare i prodotti che verranno poi venduti. Difficile, dunque, riuscire a risalire alla provenienza esatta delle ciocche una volta che sono diventate parrucche ed extention. E altrettanto lo è per i capelli di maggiore qualità. Uno dei luoghi di riferimento, in questo caso, è l’India, dove donne e uomini offrono i propri capelli (anche rasandosi completamente) alle divinità, in segno di rinuncia della cosa più preziosa che hanno: la propria bellezza. Nei templi vengono così raccolti enormi quantità di capelli “vergini”, che vengono poi rivenduti a basso prezzo in un mercato molto fiorente. Nei paesi più poveri, sono in molti a sfruttare in questo senso la disperazione e il bisogno di denaro, specialmente delle donne: mariti che obbligano le mogli a tagliarsi i capelli per fare soldi facili o commercianti che sfruttano la povertà delle giovani dei paesi rurali per aggiudicarsi capelli di alta qualità, a un prezzo irrisorio.

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Ma secondo la ricerca di Refinery29, esistono dei commercianti di capelli attenti alla provenienza della propria materia prima: è il caso dell’azienda Remy, New York, il cui proprietario Dan Choi ha mostrato come si procura i suoi capelli, andando personalmente a tagliarli alle donne vietnamite interessate a venderli. Il suo obiettivo è quello di rendere la sua azienda totalmente trasparente, nel modo in cui si procura i capelli, ed etica, provvedendo a pagarli a un buon prezzo alle donne che si offrono per il taglio.

Acquistare senza farsi troppe domande è ormai un’abitudine consolidata. Tutto sembra dirci che la vita è difficile e che non possiamo passare il tempo a informarci sulla provenienza di ogni prodotto che acquistiamo – dalla spesa alimentare, all’acquisto di vestiti. Eppure non per tutti è così. Con il crescere delle possibilità d’acquisto veloce è nato anche un sentimento parallelo di chi ancora non si arrende a ricostruire il viaggio che i prodotti fanno per arrivare da noi, a sapere qual è il vero costo di ciò che compriamo. E così come nel campo della moda e dell’alimentare c’è un’attenzione sempre più alta nel conoscere i dettagli della produzione, non è detto che anche in questo mercato non possa esserci uno sviluppo più sostenibile.

Source: freedamedia.it

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