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FILASTROCCA DEL PUPO INSONNE

FILASTROCCA DEL PUPO INSONNE 19 ottobre 2017

Non poche madri sanno cosa significhi passare notti in bianco cercando di far addormentare un marmocchio urlante… Notte dopo notte, ci si sfinisce talmente tanto che passano per la testa pensieri di ogni tipo e si collezionano tentativi maldestri e alquanto arditi, pur di chiudere la faccenda prima dell’alba. In quei periodi non si vede la fine, la propria vita è scombussolata a tal punto che ci si guarda allo specchio provando quasi più pena per se stesse che per la propria creatura che piange disperata. Poi, non si sa come, un bel giorno tutto si calma e la vita riprende un ritmo normale, fino al momento in cui ci si accorge che il  bambino è diventato ormai un uomo, a dispetto del marmocchio che è stato e che ci si porterà per sempre nel cuore.

FILASTROCCA DEL PUPO INSONNE

Arriva sera, hai fatto giornata

ma per qualcuno è appena iniziata;

e mentre già ne conosci il decorso,

ci provi almeno a farfugliare un discorso:

 

“Senti bambino, tu devi capire

che è proprio ora di andare a dormire;

non so neppure cosa tu pensi,

ti metto a letto, o perdo i sensi!”

 

E lui ti guarda come per dire:

“Ma cosa dici? Mi sto a divertire!

Su dai mammina, porta pazienza…

un giorno, vedrai, soffrirai la mia assenza!”

 

Ma tu non pensi più in là del tuo naso:

Crescerà presto? Ma chi ci fa caso!

Io voglio solo buttarmi nel  letto,

ma lui non dorme, lo fa per dispetto!

 

E non funziona la cantilena,

sembra che dica: “Mammina, che pena!”

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Tu ti addormenti con la nenia in bocca

e per svegliarti, strillare a lui tocca!

 

Così lo accarezzi col fazzolettino,

che hai visto nel web funziona a puntino;

con te non funziona e diventi nervosa…

lui se ne accorge e col cacchio riposa!

 

Provi col ciuccio, il silenzio tombale,

il massaggio zen, il gioco finale…

Guardi il marito che dorme col cane

e la vostra serata andata a puttane.

 

Ora la mamma non ne può più…

Ma solo lei? Anche il babbo e anche tu!

Perché il frignare diventa sì forte

da trapanare tutte le porte.

 

Ci manca giusto alla porta il vicino

che vuol sapere se ha bua al pancino;

e tu vorresti gridargli verace:

“So cosa pensi, che sono incapace!

 

E scendere in strada, per disperazione

e darlo al primo che incontri al portone?

O forse è meglio come dice nonnina

un giro veloce sul gas in cucina?

 

 

Adesso provo quel suggerimento

di farlo tacere per sfinimento..

ma poi grido : “Basta! Son esasperata!”

Si blocca un istante…e giù pianto a scrosciata!

 

Ok mi arrendo, mi sento una cacca…

forse  funziona se al seno si attacca…

Non è un viziato chi sto guardando,

è il mio bambino che mi sta cercando.”

 

E così risvegli  l’antico sapere,

sopra il tuo seno lo devi  tenere;

la pelle è calda, conosce il tuo odore,

vuole dormire al ritmo del cuore.

 

Non si è mai visto in nessun animale

far piangere un cucciolo fino a star male

perché alla mamma è saltato il cipiglio

di fare a braccio di ferro col figlio.

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Ora ti sembra un eterno bambino

e non vedi l’ora che cresca un pochino…

ma il tempo è tiranno, ti sfugge di  mano

in un battibaleno lo senti lontano.

 

Lo so che lo sai, la vita è così;

ma a te non basta, non è tutto qui;

perché quel pupo lo tieni nel cuore,

anche se adulto, persino se muore.

 

E un giorno ti trovi a chieder preghiera

di tornare indietro almeno una sera

e stringere ancora, una notte infinita,

quell’uomo che ormai, ha già la sua vita.

 

E lui che ti guarda, alquanto perplesso

si chiede il perché del tuo pianto adesso;

la Vita non rende il tempo passato,

ma lascia l’amore che sempre hai donato.

            Martina Gamberini

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