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Gilet gialli pronti al dialogo?

Gilet gialli pronti al dialogo?
11 dicembre 2018

Tra governo e Gilet gialli “è arrivato il momento del dialogo”: lo ha detto il primo ministro francese Edouard Philippe dopo un altro sabato di tensione, con scontri in tutto il Paese e anche a Bruxelles e quasi 1.400 fermi. Un dialogo che, ha sottolineato Philippe, “è iniziato con incontri di politici e continuerà anche a Matignon dove voglio incontrare questi francesi che protestano”. La prossima settimana si attende che si esprima il presidente Emmanuel Macron, che finora in pubblico ha mantenuto sull’ondata di proteste in corso ormai da quasi un mese.

Il piano sicurezza approntato per oggi ha portato a 1.385 fermi. Sono stati 125.000 i manifestanti in tutta la Francia, di cui 8.000 nella sola Parigi. “C’è stata una violenza inaccettabile anche se tenuta sotto controllo grazie all’abnegazione delle forze dell’ordine”, ha commentato il ministro dell’Interno, Christophe Castaner. “Siamo stati in grado di spezzare lo slancio dei vandali”, ha aggiunto, e ha ricordato che sono state trovate, ancor prima che iniziassero le manifestazioni, armi bianche e maschere anti gas. Segno, per Castaner, che “centinaia di gilet gialli erano arrivati a Parigi per provocare danni”.

La protesta si è allargata anche a Bruxelles: almeno 400 persone fermate e un poliziotto rimasto ferito nella capitale belga, dove era sceso in piazza un migliaio di manifestanti. L’agente, colpito al volto, non è in pericolo di vita. Alcuni ‘gilet gialli’ hanno lanciato oggetti contundenti, tra cui ciottoli, contro le forze dell’ordine schierate nel quartiere delle istituzioni europee, completamente chiuso a veicoli come a pedoni.

Il presidente americano Donald Trump ha in qualche modo messo il cappello sui gilet gialli, collegando la protesta contro il caro-carburante all’accordo di Parigi sul clima, da cui gli Usa si sono sfilati. “L’accordo di Parigi – ha twittato Trump – non sta funzionando così bene per Parigi. Proteste e rivolte in tutta la Francia. Le persone non vogliono pagare tanti soldi, molti ai Paesi del terzo mondo (che sono governati in maniera discutibile), forse per proteggere l’ambiente. Scandiscono ‘vogliamo Trump’, amo la Francia”.

E dalla Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan, ha messo l’accento sui diritti umani: “Guarda cosa sta facendo ora la polizia di quelli che hanno preso in giro la nostra polizia, quelli che hanno detto che la nostra polizia era repressiva”, ha detto Erdogan, riferendosi alle critiche ricevute dall’Europa durante le grandi proteste in Turchia cinque anni fa. “Coloro che hanno usato il populismo politico contro i rifugiati e l’islamofobia sono caduti nel buco che loro stessi hanno scavato”, ha concluso Erdogan.

Source: www.agi.it

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