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Metti una sera al cinema con il cane

Metti una sera al cinema con il cane
29 marzo 2018

Che al cinema non ci vada più un cane, è triste tendenza dei nostri giorni. C’è però chi resiste con fantasia, e in sala fa entrare i cani, quelli veri. Succede a Londra, e più di recente anche a Dublino e San Francisco, complice il lancio del nuovo film di Wes Anderson, Isle of Dogs. E se anche a Milano era capitato, ma per le sporadiche proiezioni del documentario di un’altra Anderson, Laurie (Heart of a Dog, e per espressa volontà dell’autrice), adesso il nuovo Cinemino rilancia aprendo a questi quadrupedi. Cani e padroni sono i benvenuti alle proiezioni “cinebau”, contrassegnate sul sito con un’icona a muso canino: di solito sono quelle del primo pomeriggio, ma ormai stanno dilagando anche in orari serali, “a grande richiesta, in tanti vanno a lavorare con il cane e quando escono hanno voglia di fermarsi da noi a guardare un film”. Parola di Agata De Laurentiis, una dei nove soci che hanno aperto la piccola sala di 75 posti con bistrot in zona Porta Romana.

Trentanove anni, impiegata in un’agenzia di comunicazione cinematografica Agata ha un amore che si chiama Birra, beagle femmina di sette anni. Con lei “posso andare dappertutto: alle poste, sul treno, al ristorante – racconta – Ma allora perché al cinema no? Fuori dalle sale non c’è la scritta “non posso entrare”, eppure sono vietate”. Qualche eccezione c’è. Leggendarie tra i cinefili più cinofili le proiezioni del Bergamo Film Meeting all’Auditorium, con aficionados canini rilassati sui gradoni durante le proiezioni: una prassi troncata due anni fa, presumibilmente per motivi d’igiene. “Anch’io ricordo dei cani al Mexico durante un festival. Sapevo di Bergamo, e mi è capitato di vedere anziani con i loro amici in piccoli cinema di provincia, soprattutto in località turistiche: in Liguria, a Cervinia. L’idea mi è scattata da lì. Il fatto poi che la nostra sia un’associazione culturale ci dà meno vincoli, mettere in atto la cosa è stato immediato”.

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In un mese e mezzo, sono una sessantina i cani passati dal Cinemino. Di tutte la taglie, “il più piccolo un cavalier king, il più grande qualche bastardone e un levriero, Rafa, che ormai è un habitué”. E non è l’unico. Tra i cinéphiles pelosi ci sono anche Tito il meticcione “che quando è stufo del film sale al bistrot da solo”, Greta la bella bastardina, Maggie la weimaraner grigia. Quanto ai loro umani sono famiglie con bambini ma soprattutto single sui quaranta e pensionati. Chi arriva per la merenda, chi per un whisky: la sosta al bar è di prassi, ed è confortevole anche per gli animali, con fornitura d’acqua sulla soglia e biscotti per cani gratis al banco. La sala, invece, non ha allestimenti particolari: i cani li si può tenere in braccio o sdraiati sulla moquette. Mai sulle poltrone, “anche perché sono a ribaltino, se si pesa meno di trenta chili non stanno giù”.
Ma che dice chi sta dall’altra parte, intendiamo lo spettatore “normale”, magari nemmeno troppo “pet friendly”? “Finora abbiamo avuto solo due o tre telefonate di persone allergiche, che per paura di reazioni ci raccomandavano di pulire con cura la sala dopo il cinebau. Cosa che facciamo con scrupolo. Normalmente restano tutti simpaticamente colpiti, e qualcuno confessa di non essersene nemmeno accorto. Finora i cani sono sempre stati silenziosi, anzi di solito si addormentano ai piedi del padrone”. Tanto che, talvolta, è stata dura svegliarli per trascinarli fuori in tempo per lo spettacolo successivo. Chissà se saranno più elettrizzati a vedere sul grande schermo dei cani attori: Garfield, Fort, Fripon e Isabeau, i quattro cani dei Pirenei che si sono alternati nel terzo e ultimo capitolo di Belle e Sebastien, favola d’amicizia in programmazione da oggi. E speriamo non abbaino di fronte a Rudolf, alla ricerca della felicità, cartone in arrivo domenica: il protagonista, sommo tradimento, è un gatto.

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Source: Repubblica.it

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