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Come sono nate le emoji e perché si chiamano così

Come sono nate le emoji e perché si chiamano così
16 marzo 2017

Per quanto mi riguarda, le emoji si sono messe tra me e le mie adorate faccine fatte con la punteggiatura [:), ndr], quindi non mi sono molto simpatiche.

Tuttavia, è innegabile che stiano a modo loro cambiando il nostro modo di comunicare, quindi mi sembra giusto prenderne atto e omaggiarle con alcune delle curiosità più interessanti proposte di recente da Focus.

Tanto per iniziare “emoji” è una parola che deriva dal giapponese ( 絵文字) e si scrive con gli ideogrammi di “immagine” e “lettera, carattere”. E non è un caso che sia così, perché le emoji arrivano proprio dal Giappone. Precisamente sono nate tra il 1998 e il 1999, per venire incontro alla stretta limitazione dei caratteri sui telefonini giapponesi di allora – consideriamo che il giapponese ha migliaia di caratteri, non era semplice renderli nelle tastiere dei primi dispositivi.

Proprio per la loro origine giapponese molte emoji sono per noi incomprensibili, oppure le usiamo in modo sbagliato. Per esempio, le mani giunte che solitamente noi usiamo per intendere la preghiera, sono in realtà il gesto giapponese delle scuse (si tengono le mani giunte all’altezza del viso e si china la testa). Sappiamo bene che uno dei principali problemi è capire se si debbano dire al maschile o al femminile, ma il giapponese non ha genere, e quindi l’etimologia non ci aiuta a risolvere la questione. Il termine è ancora di nuovo utilizzo, per tanto ad oggi non abbiamo una sua declinazione ufficiale, e infatti i due fari luminari della lingua italiana per il momento sono divisi. L’Accademia della Crusca appoggia, almeno indicativamente, l’opzione più popolare, cioè il femminile (su internet, 54.500 risultati contro 21.600), l’enciclopedia Treccani il maschile.

Ah, un’ultima cosa: emoticon e emoji sono due cose diverse, almeno in teoria. Le emoticons descrivono uno stato d’animo, le emoji anche situazioni e oggetti. Tuttavia, tra le emoji ci sono anche molte emoticon (ma tanto io ho sempre chiamato tutto “faccine”).

 

Source: freedamedia.it

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