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Il sottile tessuto delle coincidenze e del caso

Il sottile tessuto delle coincidenze e del caso
24 giugno 2017

Le coincidenze destano curiosità ed affascinano gli esseri umani da sempre. A volte sembra sincronizzarsi tutto in un modo inspiegabile affinché coincidano due situazioni che, in apparenza, non hanno alcuna relazione tra sé. Per questo, da sempre, molti associano queste casualità con forze superiori.

Anche il caso è stato motivo di profonde riflessioni e di grandi interrogativi. È stato oggetto di studio da filosofi ad esoterici. È una forza presente dall’inizio stesso della vita. Perché nasciamo? Perché in questa famiglia, in questo paese, in queste circostanze e non in altre? C’è qualcosa che lo spieghi o il caso è, semplicemente, caotico ed indecifrabile?

“Non esiste alcuna casualità e ciò che viene presentato come casuale emerge dalle fonti più profonde.”

-Friedrich Schiller-

Sia sul caso sia sulle coincidenze è sorta ogni tipo di teoria. Da quelle che si basano sulle statistiche fino a quelle che vedono in questi fenomeni un intervento sovrannaturale. Nell’ambito della psicologia risalta un nome al riguardo, quello di Karl Jung. Questo psicoanalista, primo sostenitore di Freud e poi fondatore della sua propria scuola, ha dedicato buona parte della sua opera a questi fenomeni. È stato Jung ad introdurre l’interessante concetto di “sincronicità”.

Cosa è stato detto sulle coincidenze e sul caso?

Uno dei primi ad interrogarsi sul caso e sulle coincidenze è stato Ippocrate, il padre della medicina. Secondo questo saggio greco, tutti i componenti dell’universo erano legati da “affinità occulte”. In altre parole, secondo Ippocrate, vi erano delle leggi che spiegavano il tutto, ma ancora ignote.

Arthur Schopenhauer, filosofo tedesco di grande rilevanza, formulò una teoria simile: “il destino di un individuo si conforma al destino dell’altro, e ciascuno è l’eroe del proprio dramma, pur intervenendo al tempo stesso come comparsa del dramma altrui. Tutto ciò indubbiamente è qualcosa che supera ogni nostra facoltà di comprensione.”

Con Sigmund Freud, inizia a delinearsi il concetto di “inconscio collettivo”, a cui Carl Jung dà la sua definizione definitiva. Viene definito come un contenuto oltre la coscienza e che è comune a tutti gli esseri umani. Sono i ricordi, le fantasie, i desideri dei quali non siamo coscienti e che sono sempre presenti in noi. Questo dà origine ad una comunicazione, anch’essa incosciente, tra le persone che spiegherebbe, in buona misura, quello che chiamiamo coincidenze.

In seguito, lo stesso psicoanalista ha sviluppato il concetto di “sincronicità”, che viene definita come “la simultaneità di due eventi vincolati dal significato, ma in modo casuale”. In altre parole, la confluenza di due situazioni senza che una sia la causa dell’altra, ma che presentano un contenuto che si completa. I postulati di Jung, con il tempo, sono sfociati in una serie di forme di pensiero magico.

Esistono le coincidenze o vengono fabbricate?

Sebbene la teoria di Jung sia immensamente affascinante, non è l’unica a spiegare le coincidenze ed il caso. Freud, il padre della psicoanalisi e maestro dello stesso Jung, la pensava in modo molto diverso. Dal suo punto di vista, la coincidenza non esiste di per sé. È l’essere umano che la fabbrica in seguito alla sua ostinata tendenza a dare significato a tutto quello che gli succede. Anche perché le nevrosi inducono a ripetere situazioni traumatiche.

Per la psicoanalisi classica, nessun elemento della realtà possiede significato di per sé. È l’essere umano che glielo conferisce in funzione dei suoi desideri e dei suoi traumi. In questo senso, esiste la tendenza a vedere coincidenze lì dove non ce ne sono. “Sono passato da quella strada proprio quel giorno e ho incontrato la persona che è diventata l’amore della mia vita”; e lo stesso gli è accaduto altre 30 volte con persone che non sono diventate l’amore della sua vita. Di fatto “l’amore della vita” può essere anche una fantasia. Bella, ma una fantasia in fin dei conti.

D’altra parte, la neurobiologia ha scoperto che quando vi è un’elevata dose di dopamina nel cervello, aumenta la tendenza a creare degli schemi in ogni ambito della nostra vita. Schemi che portano, ad esempio, a vedere coincidenze dove non ce ne sono. A stabilire nessi, a volte molto strani, tra fatti che non hanno alcuna relazione tra loro.  

Forse le situazioni in cui ci ritroviamo in seguito a ciò che chiamiamo coincidenza, in realtà corrispondono ad un copione inconsapevole. Senza rendercene conto, cerchiamo di trovarci in determinate situazioni o di vivere determinate esperienze. Forse l’essere umano non è così esposto al caso come pensano in molti. I suoi desideri e le sue fantasie incoscienti disegnano quello che viene chiamato destino. E conferirgli un tocco magico, in un modo o nell’altro, ci dà una certa soddisfazione.

Source: lamenteemeravigliosa.it

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