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Tutti Gli Aerei che Abbiamo Preso per Stare Insieme

Tutti Gli Aerei che Abbiamo Preso per Stare Insieme
10 agosto 2018

Cara Freeda,

Mi chiamo Maria Elena e ho vent’anni. Fino a qui tutto nella norma, ma la mia storia d’amore è tutta da raccontare.

Lui si chiama Carlo e ha tre anni in più di me. La prima volta che l’ho visto avevo circa 8 anni ed eravamo al centro estivo della cittadina in cui siamo nati in Piemonte; io lo avevo notato fin da quel momento, ma ovviamente quando si è così piccoli tre anni fanno la differenza e in più non siamo mai andati nella stessa scuola e quindi lui non sapeva della mia esistenza.

Il bello arriva nel maggio 2012: io facevo la terza media e lui la terza liceo: mi scrisse sul profilo Facebook che condivideva un segreto con la mia migliore amica, e dopo un po’ mi chiese di uscire. Ricordo ancora come ero vestita e quanto fossi agitata: quando lo vidi lì, con i Ray Ban vicino alla sua vespa mi sembrò il ragazzo più bello del mondo (e io ero nel pieno dell’adolescenza, con tanto di sorriso di ferro).
Gli diedi il mio primo bacio su una panchina verde, dopo aver mangiato una focaccia dolce che a pensarci sto ancora male. Con quel bacio io persi la testa, ma si sa che a 14 anni le storie d’amore non esistono e dopo circa due settimane lui mi “lasciò” perché doveva andare in vacanza studio e non aveva tempo per me.

Me la legai al dito, o meglio al cuore, e non la mandai mai giù. Cominciai a frequentare il liceo e verso gennaio Carlo era tornato a scrivermi, ma io reduce da quella ferita cominciai ad uscire con un altro ragazzo. La storia andò avanti quasi nove mesi, ma quando mi accorsi che sentirsi dare della “poco di buono” ogni giorno non era necessario decisi di lasciarlo.
Non mi ero mai sentita così libera e, nonostante Carlo mi avesse scritto cercando in ogni modo di farmi tornare da lui durante tutti quei mesi, io ero talmente felice di poter fare ciò che volevo senza sentirmi giudicata che non gli dissi nulla riguardo la fine del mio “fidanzamento”. Lui fece ancora qualche tentativo, ma dopo un po’ di fronte alla mia indifferenza iniziò ad uscire con un’altra ragazza.
Ecco che il detto “capisci l’importanza di una persona solo dopo averla persa” si fece sentire. Capì che Carlo era la persona che volevo con me.
Era gennaio 2014, e io avevo 16 anni appena compiuti, mentre lui 19. A 16 anni ogni persona di cui ti innamori ti sembra la persona della tua vita e cosí feci tanto che riuscii a farlo tornare da me.

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19/01/2014. Da lì abbiamo cominciato ad uscire in modo più maturo, e assieme abbiamo sperimentato tutte le prime volte. Era bellissimo. Peccato che lui fosse all’ultimo anno di liceo e dovesse decidere dove andare a studiare… Milano? Roma? Torino? Inghilterra. Più precisamente nel Nord dell’Inghilterra.
Bene, io non ero nessuno per poter avere un’influenza su una decisione tanto importante e così nel giugno 2014 decise di partire. Ma, signore e signori, non era tutto: i suoi genitori si sarebbero trasferiti a vivere in Toscana dal settembre dello stesso anno.

Mi chiesi cosa avevo fatto di male, più di una volta. Io ero follemente innamorata di lui, ma sapevo che non ce l’avremmo fatta in nessun modo. Avevamo deciso di fare finta di niente. “Finchè riusciamo stiamo assieme”, questa era la filosofia e così a settembre andai in toscana con lui e la sua famiglia per fare il trasloco, e quando presi quel treno per tornare a casa, da sola, non sapendo se avrei mai più rivisto Carlo, piansi tutta la mia anima. (Sto piangendo solo a ripensarci).

Arriva ottobre e Carlo parte. Continuiamo a sentirci e a vederci via Skype ma le cose non vanno benissimo. A rendere tutto più difficile, c’era il fatto che praticamente non esistevano voli diretti per raggiungere New Castle e io ero minorenne, quindi i miei genitori non mi davano il permesso per andare a trovarlo.
Arriva dicembre e lui torna in Italia: lui in Toscana e io in Piemonte. Per due anni ci siamo visti ogni 3 mesi.
Bene Freeda, io non so quanti treni e quanti aerei abbiamo preso in tutti questi anni, non si possono contare sulle dita di una mano, ma forse su quelle di due mani sì. Due mani che si tengono strette a mille kilometri di distanza (si perché lui ora vive a Londra, e io studio a Torino) ogni benedetto giorno.
Non ci siamo mai lasciati e io, dopo più di quattro anni, tra alti e bassi come in tutte le coppie, mi sento di dire che lui è la mia persona.

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Source: freedamedia.it

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