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Vita Di Una Persona Goffa

Vita Di Una Persona Goffa
3 novembre 2018

Da molti anni ho dovuto fare i conti con una dura realtà: la mia goffaggine. Ho sempre pensato che questo aspetto della mia persona dipendesse dall’eccessivo livello di “sfiga” che mi ha sempre contraddistinto. Poi ho capito di essere “soltanto” impacciata, senza un minimo di grazia. Non parlo esclusivamente di scivolate sulle banane, carta igienica attaccata alla scarpa, telefono che squilla all’esame o a un funerale, telefono finito nel water ogni 30 del mese, buste della spesa che si aprono mentre attraversi la strada e il semaforo è arancione. Parlo di un’attitudine e una predisposizione a infilarmi in situazioni che non mi appartengono, in cui sono decisamente fuori luogo e per un motivo o per un altro ci finisco dentro. Puntualmente in queste situazioni mi succede qualche guaio. Cercherò di raccontare giusto due esempi emblematici della mia vita goffa, così da poter spiegare. Alla fine tenterò di aggiungere delle conclusioni, e con umiltà delle istruzioni per chi, come me, ha i sintomi della goffaggine. Non sono sicura di riuscirci perché se nasci imbranata, raramente le cose cambiano.

Quella volta dello Schiuma party

Viaggio di maturità con le mie amiche: il mio primo viaggio da sola. Eccitazione alle stelle, divertimento assicurato. Le mie amiche non sono da meno in quanto a inconvenienti: G. con le placche, L. si scheggia un dente, M. perde i documenti. Ma nessun problema la vacanza continua alla grande; loro, a differenza mia, sanno recuperare con stile in queste situazioni e nulla sembra essere successo. Poi arriva il mio turno: ultima sera, ore 2. Il locale è l’Amnesia e c’è uno schiuma party, che già di per sé non è proprio il mio tipo di serata. Il delirio e il degrado aumentano di minuto in minuto. La pista da ballo è concava ed è lì che viene sparata la schiuma; in dieci minuti questa vasca da bagno abnorme si riempie fino a superare l’altezza umana di chi era lì a ballare, allora in massa tutti si spostano, salgono dei gradini e si mettono ai lati della pista che ormai è sommersa. Gente con la maschera, altri con i salvagenti. La ressa si ammassa al bancone del bar, essendo la pista piena di schiuma, quindi vuota. Alcuni restano ad aspettare che scenda il livello del sapone mentre i più saggi escono fuori dalla discoteca. Io, nemmeno a dirlo, rimango lì come un’idiota, anzi, trovo un cubo libero dalla massa di persone e dalla schiuma,  alto quasi due metri, e mi ci fiondo. Tempo due minuti che venti persone si accorgono della mia geniale idea e aggrediscono il mio angolo tranquillo. Una prorompente americana, mentre si accinge a fare un balletto molto brutto, per sbaglio mi spinge e io cado e scivolando finisco nella pozza infernale, nell’Ade dell’Amnesia.

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Sono stati i due minuti più lunghi della mia vita e ho seriamente pensato di morire: cado da due metri di cubo sulla schiena e con il gomito, mi rialzo, la schiuma supera le mie braccia alzate, penso a mia madre che dovrà leggere sul giornale che sono affogata ad uno schiuma party, rifletto, cerco il cubo con la mano per risalire gli scalini, lo faccio, ci riesco, accecata, quasi soffocata, finisco sul bancone del bar, dieci spagnole ubriache mi soffiano con l’alito colmo di alcool e tentano di aiutarmi, ho perso le scarpe e uno con gli occhialetti si tuffa e me le ritrova (non poteva realmente vedere tra la schiuma ma ce l’ha fatta). Sconnessa cerco le mie amiche, incontro C. e le dico “C. aiuto sono caduta dal cubo non cammino bene non ci capisco niente però non so come ma sono uscita”. Rimango interdetta, l’adrenalina mi aveva fatto scordare i dolori, continuo a ballare con un sorriso finto e perplesso. Torniamo a casa. Sono le 7 del mattino, non cammino, mi esce sangue dal gomito, andiamo in ospedale. In realtà ridevamo tutte quante, perché andare in ospedale ad Ibiza perché si è caduti da un cubo effettivamente fa molto ridere. Mi fanno una lastra con dei macchinari del 1890, mi danno il paracetamolo e così finisce questa storia. La mia schiena è ancora malmessa, ma la mia goffaggine ha fornito a tutte un ricordo divertente da riesumare a ogni cena. 

E quella della festa in piscina a Pag, Croazia

Se lo schiuma party a Ibiza è stato pericoloso e imbarazzante, la festa in piscina a Pag (Croazia) lo è stata ancora di più. Odiosa località Pag, il paese dei balocchi ionico stile Jersey Shore: una spiaggia con acqua tetra, cinque discoteche, cocktail dai colori eccentrici, viscidi individui ad ogni angolo. Ma anche qui, sono con le mie amiche e mi divertirei anche se rimanessi a casa. 

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Ultima sera, festa in piscina ma non si faceva il bagno. La piscina era lì, illuminata, gigante, circondata da una balconata, teatro vero della festa. Entriamo, tutti ballano attorno alla piscina. Mi ci avvicino con atteggiamento curioso e senza alcun senso guardo le mie amiche facendo un gesto con le mani come a voler dire “mi ci butto?”. In un secondo succede che il mio sandaletto bianco con una suola molto liscia scivola sul bordo, mi giro di schiena e…ci cado dentro. Non solo cado in acqua, ma finisco nell’unico punto in cui era stata immersa la scaletta di ferro e io con la gamba ci finisco sopra. Esco, tutti urlano, applaudono. Vergogna a livello massimo, cellulare rotto, portafogli zuppo, io completamente inerme esco con gli occhi sgranati. Le mie amiche erano letteralmente per terra, non riuscivano nemmeno a respirare per quanto esilarante fosse la cosa. “Non ci possono credere, è successo di nuovo!” esclama R. Ciò che mi è rimasto da questa piccola avventura è stato un livido nero lungo tutta la gamba (tutta!), un’altro racconto ridicolo, e un nuovo telefono.

Conclusioni:

Dover convivere con la propria sbadataggine non è una cosa facile. Le disavventure ti aspettano ad ogni angolo, in qualsiasi momento della giornata arrivano quando meno te lo aspetti. Spesso può essere un tratto simpatico delle nostre personalità, un valore aggiunto che colora la nostra vita monotona. A volte però, come nel mio caso, può essere una pericolosa attitudine da dover affrontare con con lucidità ma soprattutto ironia. Sapersi rialzare da una scivolata in piscina con disinvoltura è un qualcosa che si impara con l’esperienza. Dopo diversi anni di gavetta ho imparato che il mio cervello deve essere costantemente attivo altrimenti potrei anche finire in un tombino da un secondo all’altro mentre cammino per andare a prendere un caffè. Anche in situazioni inaspettate semplici e tranquille può succedere di tutto: ad esempio una volta ero con un ragazzo che mi piaceva, gli offro un caffè e mentre tornavo dal bar per portargli il caffè lui mi presenta la sua ragazza; io per sbaglio, interdetta dalla notizia, scivolo sul gradino e il caffè finisce sulla maglietta rosa della ragazza. La mia faccia dopo un pasticcino in bocca:

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Col tempo go capito che è fondamentale: 1) guardare sempre il pavimento mentre cammino, ballo o sono in giro con gli amici; 2) non mettermi in situazioni in cui il pericolo potrebbe cogliermi senza preavviso (ad esempio io le avventure in giro per il mondo le devo studiare bene prima di affrontarle); 3) mai bere o mangiare cose liquide in situazioni importanti; 4) ridere sempre prima di tutti quando si fanno delle figuracce, a quel punto la tua goffaggine sarà il tuo punto forte e potresti addirittura incontrare la tua anima gemella.

Source: freedamedia.it

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