PALERMO (ITALPRESS) – Una commemorazione che va oltre il rito, trasformandosi in un momento di riflessione politica e civile sul presente e sul futuro della lotta alla mafia. In via Li Muli, a Palermo, nel giorno del 44esimo anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, istituzioni, rappresentanti politici e cittadini si sono ritrovati davanti alla lapide che ricorda il dirigente comunista e il suo collaboratore, assassinati per mano mafiosa il 30 aprile 1982. Un appuntamento che quest’anno assume un valore ancora più significativo: ricorrono infatti anche i cinquant’anni dalla relazione antimafia che portò alla definizione di un nuovo impianto normativo contro Cosa nostra, culminato nella legge Rognoni-La Torre, pilastro della legislazione italiana.
“Non è soltanto una commemorazione formale, ma è una commemorazione ricca e carica di significati”, ha dichiarato il segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo. Un passaggio che, secondo Barbagallo, rafforza la necessità di difendere l’impianto normativo costruito negli anni: “Rispetto a tentativi squallidi di rimettere in discussione l’architettura della legislazione antimafia, con in testa la Rognoni-La Torre, noi li respingiamo con forza. La Rognoni-La Torre non si tocca”, ha sottolineato. Il riferimento è anche alle criticità operative che ancora oggi emergono. “Va rilanciato con forza il tema dell’efficacia delle confische dei beni e del sequestro – ha aggiunto -. Passano troppi anni tra la confisca e il riutilizzo sociale: ci sono raggiri, artifizi, lungaggini preoccupanti. Siamo chiamati a determinare nuovi anticorpi per rendere più efficace quel pensiero”.
Sul valore della memoria si è soffermato Franco La Torre: “Perché continua ad essere importante ricordare? Perché il ricordo deve essere un momento di un percorso che ti porta all’impegno”. E ha chiarito: “Non è soltanto rimembranza legittima, ma linfa vitale che consente di prendere coscienza, partecipare e fare del ricordo un momento di attivismo civico e politico”. Un passaggio anche sulla partecipazione: “C’è tanta gente, ma mi piacerebbe che fossero di più”, ha osservato. “Dobbiamo rendere partecipi le giovani generazioni di qualcosa che è successo ancor prima che nascessero, e forse prima dei loro genitori”.
A rilanciare il nesso tra memoria e sviluppo è stato il segretario generale della CGIL Sicilia, Alfio Mannino: “Ricordare Pio La Torre e Rosario Di Salvo significa ricordare la parte più bella della lotta alla mafia, ma anche far emergere una nuova idea di Sicilia”. “La Torre partiva da due elementi centrali”, ha aggiunto, “contrastare la mafia e affermare le ragioni della pace come presupposti per lo sviluppo”. E ancora: “Tutto questo va fatto in un quadro di grande unità tra il mondo del lavoro, le istituzioni, il mondo democratico e progressista”. Un richiamo forte anche al presente: “La nostra regione è attraversata da fenomeni di corruzione, malaffari, ruberie e tutto questo va contrastato con forza”.
Alla commemorazione hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali e politici: presente Fabrizio Ferrandelli in rappresentanza del sindaco di Palermo, ma anche Giuseppe Provenzano (PD), ad Antonello Cracolici (PD) e all’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato. Presenti anche il questore Vito Calvino e il prefetto Massimo Mariani. “Da questo luogo non possiamo non ricordare a tutti il valore di quella stagione”, ha concluso Barbagallo, “e la necessità di renderla sempre più concreta e attuale”.
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