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Romano “La Sicilia ha bisogno di coesione, non di ambizioni”

Romano “La Sicilia ha bisogno di coesione, non di ambizioni”
9 luglio 2026

PALERMO (ITALPRESS) – A margine del convegno “Il Sud che produce e il Nord che consuma”, tenutosi nei giorni scorsi all’Hotel Addaura di Palermo, una domanda diretta di un giornalista ha aperto uno scenario che in molti attendevano da tempo. Alla richiesta di una sua disponibilità a candidarsi alla presidenza della Regione Siciliana, Saverio Romano ha risposto con un “ci sto pensando, e ci sto pensando seriamente” che ha acceso il dibattito.

“Vorrei chiarirlo senza equivoci, perché il rischio dell’equivoco in politica è sempre dietro l’angolo. Quella risposta non nasce da un’ambizione, nasce da una disponibilità. È una cosa diversa sottolinea Romano, coordinatore politico di Noi Moderati, in un’intervista all’Italpress -. L’ambizione guarda a sé stessi, la disponibilità guarda a una comunità che ha bisogno. Io ho semplicemente detto che, se chiamato a dare un contributo alla mia terra, non potrei tirarmi indietro. Non era la rivendicazione di una poltrona, era l’assunzione di una responsabilità. E la responsabilità, in questo momento, ha un nome preciso: ricompattare il centrodestra e restituire alla coalizione una coesione che si è smarrita, perché se vogliamo ancora governare la Sicilia dobbiamo volerla governare meglio”.

Per Romano, ricompattare il centrodestra significa “un lavoro di mediazione paziente tra posizioni che oggi appaiono distanti. Il centrodestra siciliano non ha un problema di forze, ha un problema di regia. Le energie ci sono tutte, quello che manca è chi le sappia tenere insieme senza umiliare nessuno e senza sacrificare le identità di ciascuno. Io in questi anni ho imparato a conoscere i principali protagonisti della politica siciliana, ho con loro rapporti di stima e di franchezza, e credo di poter portare in dote esperienza e competenza al servizio di un obiettivo che deve stare sopra le persone. La mediazione non è debolezza. È la forma più alta della politica, quella che tiene insieme ciò che l’orgoglio dei singoli tende a dividere”.

Ha annunciato un giro di incontri con i partiti. Cosa chiederà loro? “Chiederò una cosa sola, ma decisiva. Voglio capire cosa vogliono davvero fare i partiti del centrodestra in Sicilia nei prossimi anni. Non mi interessano le formule, mi interessa il progetto. Prima si stabilisce dove si vuole andare, poi si sceglie chi debba guidare il cammino. Chi inverte quest’ordine, chi parte dai nomi anziché dalle idee, condanna la coalizione alla solita corsa di posizionamenti che allontana i cittadini dalla politica. Io farò l’opposto. Ascolterò, metterò a confronto le sensibilità e proverò a costruire un punto di sintesi. Poi, e solo poi, si potrà ragionare sui volti”.

Poi aggiunge: “Se dovessi basarmi soltanto sugli incoraggiamenti che mi sono arrivati, e sono stati davvero tanti, l’esito sarebbe scontato. Ma un uomo serio non decide guardandosi allo specchio degli elogi – evidenzia Romano -. Non mi lascio condizionare da chi ha fin troppa stima di me, così come non mi lascio condizionare da chi, per partito preso, sconsiglierebbe questa opzione a prescindere. Tengo in seria considerazione questa possibilità proprio perché la valuto con freddezza, al netto degli entusiasmi e delle diffidenze. La politica vera comincia quando si smette di ascoltare il rumore e si torna ad ascoltare i problemi delle persone”.

Gli viene fatto notare che il convegno da cui è nata la sua risposta parlava di rinnovabili. “Partirei proprio da lì, perché quel titolo, il Sud che produce e il Nord che consuma, fotografa un’ingiustizia antica – ribatte -. La Sicilia è già oggi una grande fabbrica di energia pulita, con il sole e il vento che non ci mancano, eppure resta la regione dove l’energia costa di più e rende di meno a chi la genera. È un paradosso che va rovesciato. La mia idea, ancora in forma embrionale ma chiara nella direzione, è di trasformare la Sicilia da semplice terreno di impianti a protagonista di una filiera”. 

“Significa sostenere l’autoconsumo e le comunità energetiche, così che famiglie e imprese godano di una parte del valore prodotto sul loro territorio, e significa pretendere che chi installa qui restituisca qui, in lavoro qualificato e in ricadute industriali – prosegue Romano -. L’energia deve diventare la leva di un nuovo sviluppo, non una servitù che paghiamo per gli altri”.

C’è poi l’emergenza idrica, che negli ultimi anni ha messo in ginocchio interi territori. “È la ferita più dolorosa, perché mostra decenni di manutenzione mancata – ammette -. In Sicilia perdiamo lungo le condotte una quota enorme dell’acqua che pure riusciamo a captare, un’acqua che si disperde prima ancora di arrivare ai rubinetti e ai campi. Non è accettabile in una terra che dall’acqua dipende per l’agricoltura e per il turismo. La priorità non è annunciare grandi opere destinate a restare sulla carta, ma mettere mano con serietà alla rete che già esiste, ripararla, digitalizzarne il controllo, recuperare gli invasi che oggi sono parzialmente inutilizzabili per l’interramento”. “Accanto a questo – dice ancora Romano – serve una programmazione pluriennale sulla dissalazione e sul riuso delle acque depurate, senza ideologismi. L’acqua non è un tema di destra o di sinistra, è una questione di sopravvivenza per la Sicilia”.

La sanità resta il capitolo su cui i siciliani chiedono risposte più urgenti, per Romano “è il banco di prova di ogni governo regionale, perché tocca la vita quotidiana delle persone nel momento della loro fragilità. Il dato che più mi indigna è quello della cosiddetta mobilità passiva, i tanti siciliani costretti a curarsi fuori dall’Isola portando altrove risorse che sarebbero nostre. Dietro ogni viaggio della speranza c’è una famiglia che si indebita e una dignità offesa. Bisogna invertire la rotta investendo sulla medicina del territorio, perché non si può caricare tutto sul pronto soccorso, e valorizzando i professionisti che ancora scelgono di restare invece di lasciarli scappare. La mia idea di fondo è semplice, curare i siciliani in Sicilia, riportando qui la qualità che oggi troppi sono costretti a cercare altrove”.

Sul fronte delle infrastrutture il divario con il resto del Paese resta profondo. Secondo il coordinatore politico di Noi Moderati “il divario infrastrutturale è la vera catena che tiene ferma la Sicilia. Una regione dove per attraversare l’interno servono ore che altrove non si immaginano è una regione a cui viene sottratta ogni possibilità di competere. Non parlo soltanto delle grandi arterie che pure vanno completate, penso soprattutto alle strade interne, alle ferrovie che collegano i borghi, ai porti che possono fare della nostra posizione nel Mediterraneo una ricchezza e non un limite. Le risorse in arrivo, penso ai fondi per la mobilità, vanno spese bene e vanno spese in fretta, senza disperderle in mille rivoli. Un’infrastruttura che funziona non è cemento, è la libertà per un giovane di restare senza doversi sentire tagliato fuori dal mondo”.

I giovani continuano a lasciare la Sicilia. Come si ferma questa emorragia? “Non la si ferma con gli slogan, la si ferma restituendo ai ragazzi una ragione per rimanere – è il pensiero di Romano -. Ogni giovane che parte è un investimento che la Sicilia regala ad altri, dopo averlo formato con le proprie risorse. È il tema a cui dedico da tempo la mia riflessione sul patto tra le età, quello che ho chiamato Transage, l’idea che il futuro si costruisce solo se le generazioni tornano ad allearsi invece di competere. Servono percorsi che leghino la scuola e l’università al lavoro vero, servono incentivi a chi assume qui i nostri talenti, serve una pubblica amministrazione che apra le porte al merito e non le chiuda per anzianità. Una terra che trattiene i suoi giovani è una terra che ha deciso di avere un domani”.

Anche la burocrazia “è un freno enorme” per la Sicilia “e lo dico con la competenza di chi su questo lavora ogni giorno in Parlamento”, sottolinea Romano, che presiede alla Camera la Commissione per la semplificazione. “In Sicilia un’impresa che vuole investire troppo spesso si arrende non davanti al mercato, ma davanti allo sportello. Ogni autorizzazione che tarda è un posto di lavoro che non nasce. La semplificazione – continua – non è una parola tecnica per addetti, è una questione di giustizia, perché la lentezza colpisce sempre i più deboli, chi non ha avvocati e conoscenze per aprirsi la strada. Guardo con interesse a esperienze come quella estone di governo digitale, dove un cittadino dialoga con lo Stato in pochi minuti e una sola volta. La Sicilia può diventare il laboratorio di una amministrazione che serve i cittadini invece di sorvegliarli, e sarebbe il modo più concreto per riportare fiducia”.

In conclusione, perché la Sicilia dovrebbe guardare proprio a Romano? “Non lo dico io, lo diranno gli elettori e prima ancora lo diranno i partiti nel confronto che ci attende. Io non chiedo alla Sicilia di guardare a me, chiedo al centrodestra di guardare in alto, oltre le convenienze del momento. Metto a disposizione quello che ho, l’esperienza di chi ha attraversato le istituzioni e la conoscenza profonda di questa terra e della sua gente. Se questa esperienza servirà a ricomporre un fronte diviso e a governare meglio, sarò in prima fila. Se servirà a cucire un’intesa attorno a un altro nome, lo sosterrò con la stessa lealtà. Perché il punto non sono io. Il punto è la Sicilia, e la Sicilia – conclude – viene prima di tutti noi”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

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