Iniziano i lavori alla Reggia di Caserta: «Deliciae regis felicitas populi». Così era inciso sulla medaglia sotterrata da re Carlo insieme alla prima pietra del nuovo palazzo reale. Un’opera destinata a diventare il simbolo di una città e Patrimonio dell’Umanità.
Avendo unito le due corone di Napoli e Sicilia, Carlo di Borbone pensò che un regno così vasto meritasse una residenza ufficiale degna di competere, per maestosità e sfarzo, con le più importanti regge europee, in particolare con Versailles e con il Castello di Schönbrunn (a Vienna). La zona più adatta fu individuata nella pianura di Terra di Lavoro, sia per la morfologia del territorio che consentiva modifiche e ampliamenti in corso d’opera, sia per la collocazione periferica che metteva il palazzo al riparo da qualsiasi attacco.
Del progetto fu incaricato l’architetto napoletano Luigi Vanvitelli, figlio del famoso pittore olandese Gaspare van Wittel (italianizzato in Vanvitelli), iniziatore della corrente pittorica del vedutismo. A quei tempi, era già noto per i suoi interventi nella riprogettazione del porto di Ancona e per esser stato nominato architetto della Basilica di San Pietro in Vaticano (carica che mantenne per tutta la vita).
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