Acqua, all’Unipa nasce una rete siciliana tra ricerca e imprese

PALERMO (ITALPRESS) – Non più soltanto un’emergenza da fronteggiare, ma una risorsa strategica su cui costruire sviluppo, innovazione e nuove politiche industriali. È questo il cambio di paradigma al centro del Forum regionale “Acqua: soluzione e non problema”, che si è svolto nella Sala Magna del Complesso Monumentale dello Steri, a Palermo. L’iniziativa, promossa dall’Università degli Studi di Palermo attraverso il proprio Centro di Trasferimento Tecnologico, si inserisce in un contesto segnato dall’acuirsi degli effetti dei cambiamenti climatici e dalla crescente vulnerabilità del sistema idrico siciliano.

L’obiettivo dichiarato è duplice: rafforzare la capacità di comprensione e gestione dei rischi legati alla siccità e avviare un percorso strutturato di progettazione nell’ambito della piattaforma europea STEP (Strategic Technologies for Europe Platform), prevista dal Pr Fesr Sicilia 2021-2027, attraverso la costituzione di tavoli tecnici tematici. Al centro del Forum, la volontà dell’Ateneo palermitano di assumere un ruolo attivo nel sistema territoriale. Un impegno che il rettore Massimo Midiri rivendica con chiarezza: “È una giornata che ritengo molto importante perché abbiamo invitato i maggiori esperti siciliani sul tema dell’acqua, un tema che occupa da tempo buona parte dei nostri giornali. Qui la volontà è di trovare soluzioni”.

Midiri sottolinea la responsabilità, anche morale, dell’università nel mettere a disposizione competenze e progettualità concrete: “Vogliamo offrire alla politica soluzioni percorribili. È un nuovo modo di vedere le università: al centro del sistema sociale, promotrici di iniziative, ponte tra enti e, soprattutto, promotrici di soluzioni operative, facilmente perseguibili e a basso costo”. 

Un approccio che trova nel trasferimento tecnologico il proprio snodo cruciale. Il Centro di Trasferimento Tecnologico, fortemente voluto dall’Ateneo, rappresenta lo strumento attraverso cui le idee generate nei laboratori possono tradursi in applicazioni industriali e imprenditoriali.

“Trasferire non è facile – spiega Midiri – è il momento più complicato, perché significa portare una buona idea da un laboratorio dentro un’impresa. Ma è un cambio di paradigma necessario: non diamo solo un titolo di studio, diamo ai nostri giovani la possibilità concreta di diventare imprenditori, di cambiare la loro vita”. Il Centro, in questa prospettiva, opera come cerniera permanente tra ricerca e tessuto produttivo, favorendo la nascita di spin-off e start-up ad alto contenuto innovativo.

A declinare operativamente questa visione è il direttore dell’University Technology Transfer Center, Antonino Valenza, che propone una lettura del tema acqua radicalmente diversa: “Oggi parliamo di acqua non come problema ma come soluzione”. Una soluzione che passa dall’incontro tra università e imprese del settore, chiamate a investire su tecnologie e sistemi avanzati.

Quattro i pilastri individuati: la dissalazione e la produzione di nuova acqua; la depurazione e il riuso in un’ottica di ciclo vitale della risorsa; la riduzione delle perdite di rete, grazie a nuovi materiali intelligenti e sensorializzati; e infine il digital twin, ovvero la capacità di un’intelligenza di governare l’intero sistema, “dal bacino alla rete fino all’utilizzazione finale”. “È una scommessa ambiziosa – aggiunge Valenza – che vogliamo affrontare mettendo allo stesso tavolo ricerca e imprese. Non la politica, ma risultati concreti e aziende che abbiano voglia di investire”. 

Il quadro istituzionale è completato dall’intervento di Salvatore Cocina, dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile e responsabile della cabina di regia per l’emergenza idrica, che richiama la gravità del contesto: “Il settore idrico, sia potabile che irriguo, è suscettibile di sviluppi notevolissimi in Sicilia, ma si parte da situazioni che rasentano l’emergenza, soprattutto nella Sicilia occidentale”.

Una crisi aggravata da stagioni siccitose prolungate e da un sistema infrastrutturale fragile. Accanto agli interventi emergenziali, che hanno consentito in molti casi un aumento delle dotazioni idriche fino al 30-50%, Cocina individua la vera sfida nel medio-lungo periodo: “È necessaria una riforma del sistema di governance e della gestione idrica. Una volta procurata l’acqua, bisogna agire sulle perdite, sul risparmio idrico, sulla manutenzione ordinaria e straordinaria delle condotte, finora assolutamente limitata“. Efficientamento, recupero e innovazione diventano così non solo una necessità ambientale, ma anche “una grossa occasione di sviluppo per la Sicilia”, sostenuta da risorse finanziarie significative, comprese quelle legate ai progetti STEP.

-Foto xd6/Italpress-
(ITALPRESS).

Redazione

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