Agli arresti domiciliari il deputato di FI all’Ars Michele Mancuso, è indagato per corruzione

CALTANISSETTA (ITALPRESS) – E’ finito agli arresti domiciliari il deputato regionale Michele Mancuso di Forza Italia, indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità nell’assegnazione di fondi pubblici destinati a spettacoli in provincia di Caltanissetta. La misura cautelare, eseguita dalla squadra mobile, riguarda anche il suo braccio destro Lorenzo Tricoli.

Gli agenti della Squadra mobile di Caltanissetta e dello Sco di Roma hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip del Tribunale nisseno che dispone gli arresti domiciliari per il deputato dell’Assemblea regionale siciliana Michele Mancuso, di Forza Italia, e per Lorenzo Gaetano Tricoli. Coinvolti nell’inchiesta anche i rappresentanti legali e componenti dell’associazione ASD Genteemergente, Ernesto Trapanese, Manuela Trapanese e Carlo Rizioli, per i quali è stata disposta la misura interdittiva del divieto di esercizio di impresa, in qualsiasi forma, relativa al settore di “intrattenimento, organizzazione di feste e cerimonie”, nonchè il divieto di assumere uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per la durata di 12 mesi.

Michele Mancuso, secondo quanto ricostruito dalla Procura di Caltanissetta, avrebbe ricevuto una somma di 12 mila euro consegnata in tre tranche, l’ultima il 5 maggio 2025, per favorire l’associazione Genteemergente, destinataria di fondi pubblici pari a 98 mila euro, stanziati con legge regionale per la realizzazione di spettacoli nella provincia di Caltanissetta. Agli altri indagati è contestata anche un’ipotesi di truffa aggravata per avere dedotto, mediante la rendicontazione di costi fittizi, una somma pari a 49 mila euro ai danni della Regione Siciliana.

Per Mancuso la Procura di Caltanissetta aveva richiesto gli arresti domiciliari per il reato di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, ma il gip ha riqualificato l’originaria ipotesi accusatoria nel reato previsto dall’articolo 318 del codice penale, che sanziona il pubblico ufficiale che riceve denaro o altra utilità per l’esercizio delle sue funzioni. Prima della decisione sulle misure cautelari, il giudice ha interrogato gli indagati il 22 gennaio scorso. Le loro dichiarazioni non sono state ritenute idonee a superare i gravi indizi emersi nel corso delle indagini. Il 3 febbraio il Tribunale del Riesame aveva disposto la restituzione delle somme sequestrate, motivando la decisione con l’assenza del pericolo di dispersione del denaro e non con la mancanza di indizi, ritenuti invece sussistenti.

– Foto di repertorio IPA Agency –

(ITALPRESS).

Redazione

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