PALERMO (ITALPRESS) – “L’efficienza del servizio di raccolta e gestione dei rifiuti a Palermo è prioritario rispetto all’ulteriore aumento del costo da sostenere. Per valutare con oggettività e responsabilità il provvedimento con cui l’amministrazione comunale la scorsa notte ha aumentato il costo della Tari abbiamo utilizzato un analitico report elaborato da Confcommercio. Se è vero che finora il costo della Tari a Palermo (194 euro pro capite) è stato più basso della media nazionale (223,25) euro e della media regionale (248,42), è pur vero che a Palermo si registrano sacche di inefficienza nel servizio che devono essere superate perché producono un aumento dei costi ingiustificati che gravano su cittadini e imprese”. Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo, commenta così l’aumento della Tari deciso dal Comune di Palermo.
“Si possono chiedere ulteriori sacrifici solo se si giunge a migliori risultati in termini di raccolta e decoro, grazie a una riorganizzazione del sistema di raccolta dei rifiuti più efficiente – prosegue la Di Dio -. La situazione è ancora allarmante e produce gravi ripercussioni pure sull’attrattività della città, la qualità della vita, il decoro e inevitabilmente anche sull’immagine di Palermo in chiave turistica. Se da un lato è indubbio che occorra un comportamento più civico degli utenti, dall’altro occorre una migliore efficienza gestionale e logistica”.
Secondo lo studio di Confcommercio, il costo pro capite della Tari per singolo abitante di Palermo, nel 2024, è stato di 194,32 euro, a fronte di una media nazionale di 223,25 e una media siciliana di 248,42 (è Catania il comune con la quota più alta, 331 euro). Nello specifico: le utenze domestiche incidono per il 65% (Ç 84.105.489,40) mentre le utenze non domestiche relative ad attività economiche, imprese, uffici, negozi ecc. incidono per il 35% (Ç 45.780.712,60).
Per quanto riguarda l’analisi dei costi, il 36,9% sono quelli strutturali, indipendenti dalla produzione di rifiuti, e il 63,1% sono i cosiddetti costi variabili, direttamente collegati alla produzione di rifiuti. L’elevata incidenza della quota variabile suggerisce inefficienze nella gestione operativa dei rifiuti, e un livello insufficiente di raccolta differenziata. Palermo è infatti tra i capoluoghi con la percentuale più bassa in Italia (ben al di sotto della media nazionale). Questo comporta un aumento dei costi di smaltimento dell’indifferenziato e minori entrate da recupero/riciclo. Inoltre i costi fissi alti e poco efficienti sono sintomo di una gestione centralizzata e scarsamente ottimizzata, con costi amministrativi che non si riducono nel tempo.
“Occorre quindi ridurre i costi variabili attraverso un incremento della raccolta differenziata e un’ottimizzazione logistica del servizio – conclude la Di Dio -. Il sistema Tari a Palermo presenta ampi margini di miglioramento sul lato dei costi variabili, ma anche nella razionalizzazione delle spese fisse”.
– foto IPA Agency –
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