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Caccia alle balene in Norvegia: nessuna pietà

Il documentario, dal titolo “Battle of Agony” (“Slaget om kvalen” in norvegese), mostra macabri filmati dell’industria baleniera norvegese, tra cui una scena cruenta dove un pescatore squarcia letteralmente una balena e rimuove il feto che è nel suo ventre.

Un cortometraggio che ha ovviamente scatenato intense proteste da parte dei gruppi animalisti, soprattutto alla luce del fatto che è dal 1986 che la Norvegia aderisce al divieto della Commissione baleniera internazionale (IWC) alla caccia commerciale alle balene.

La caccia alla balena è ora ancora più inaccettabile – commenta il capo di Greenpeace Norvegia, Truls Gulowsen. Da un lato perché è in violazione di un divieto internazionale, ma anche perché è indifendibile dal punto di vista del benessere animale per dar loro la caccia durante una fase avanzata di gestazione“.

In Norvegia, la caccia alle balenottere è iniziata nel 1930. Ad oggi, la popolazione stimata di balenottere minori conta poco più di un milione di esemplari. Negli ultimi anni, la Norvegia è diventata il Paese leader per la caccia alle balene e negli ultimi due anni ne ha uccise di più dell’Islanda e del Giappone messi insieme: una relazione congiunta 2016 del Animal Welfare Institute, OceanCare e Pro Wildlife found ha scoperto infatti che nel 2014 e nel 2015, la Norvegia ha ucciso più balene di Giappone e Islanda messi insieme.

Per tutta risposta, Dag Myklebust, il capitano del peschereccio norvegese Kato su cui è stato girato il documentario, dice la sua impressionante opinione: che le balenettere siano in stato di gravidanza “è un segno di buona salute”.

Terrificante. “Un sacco di animali macellati vengono inviati al macello quando sono in gravidanza”, ha aggiunto Egil Ole Oen, un veterinario specializzato in caccia alle balene. E così hanno la coscienza a posto.

I balenieri non solo stanno uccidendo la presente generazione, ma anche parte della prossima generazione di balene, osservano gli attivisti. Una pratica che non ha nessun senso, soprattutto in un Paese che, tra le altre cose, può vantare politiche di deforestazione zero.

Germana Carillo

Foto credito

Source: greenme.it

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