Xylella fastidiosa è un batterio aerobico che si moltiplica nei vasi xilematici delle piante ospiti, attraverso cui nutrienti, acqua e sostanze minerali vengono trasportati dalle radici all’apparato superiore. L’accumulo del batterio porta all’occlusione dei vasi e ad alterazioni della pianta anche letali. Si trasmette attraverso un insetto vettore, nel caso dell’ulivo pugliese la “mosca sputacchina” (Philaenus spumarius), che si riproduce nell’erba alla base delle piante e si nutre della linfa contenuta nei vasi xilematici. Entrato in contatto con una pianta infetta, trasmette il batterio a quelle sane.
Già a fine XIX secolo il patologo vegetale Newton B. Pierce aveva descritto l’azione di questo batterio sulla vite californiana: la “malattia di Pierce” aveva causato allora ingenti danni all’industria vinicola californiana. Intorno agli anni ‘90 del secolo scorso la xylella ricompare negli Usa e nello stesso periodo casi simili sono riscontrati su altre piante nel mondo. Oggi sono note 5 sottospecie di xylella (fastidiosa, multiplex, pauca, sandyi, tashke), ciascuna specializzata in una o più piante, fra cui vite, mandorlo, agrumi, ulivo e caffè. Il periodo di incubazione della malattia va da qualche mese a più di un anno.
Source: lanuovaecologia.it
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