Ditele le cose, sputate le emozioni, fregatevene delle conseguenze..

“Ditele le cose, sputate le emozioni, fregatevene delle conseguenze, o farete collezione di persone perse”

Le cose.
Possono cambiare il modo di piangere, di sorridere, di vivere.
Le cose sono emozioni perché tutto si può pesare in sensazioni. E le emozioni non possono essere paragonate a nulla. Semplicemente, sono. È il resto, forse, a doversi adattare.
Ho scelto questa frase proprio per la sua capacità di racchiudere in pochissime parole l’universo di sfumature, luci, ombre, suoni e pensieri all’interno del quale ognuno di noi vive.
Rappresenta ciò che sono io, tutto quello che vorrei sentirmi dire, tutto quello che vorrei saper dire senza contraddirmi allo stesso tempo.
So per certo di essere spesso ostile alle mie emozioni: non credo mi rappresentino. Ed è un continuo ed inesatto susseguirsi di ragionamenti senza fondamento, ragionamenti che formano ciò che sono.
Tutto quello che vorrei dire e che vorrei spiegare si limita a rimanere incastrato, a metà fra la mia gola e il mio cuore, in un groviglio di insopportabili domande senza risposta.
Da togliere il respiro.
Si, le conseguenze un po’ mi spaventano. D’altra parte, non ho un appiglio a cui sorreggermi in caso cadessi. È molto più difficile rialzarsi dopo essere caduti all’improvviso. Certo, quando ci si rialza si diventa più forti, più capaci di distinguere un po’ tutto quello che ci circonda, improvvisamente più consapevoli della realtà e di ciò che viverla può comportare.
Ma gli altri non possono conoscere il conflitto interiore che c’è in ognuno di noi, troppo presi dal loro o occupati nelle mille sfide che la vita pone. Ci sono molti ostacoli, nella vita. Ma tutti hanno origine nel momento in cui si viene a conoscenza della loro esistenza.
Le persone non sono tenute a sapere cosa le aspetta, ma hanno il dovere di reagire, di combattere, anche se può essere più difficile rispetto alla pigrizia di chi aspetta che siano gli altri ad agire, a cambiare il mondo, non sapendo che un cambiamento non si attua, ma si diventa.
Il fatto, purtroppo, è che la vita è un po’ come l’oceano. A lei non interessa se non sai nuotare. E quando ci si ritrova fra le onde non si può far altro che lottare per restare a galla.
C’è chi, come me, è fermamente convinto di essere in errore, quasi sempre; chi si copre con decine di armature ma sa che basta un abbraccio a farle sparire. Come sempre le emozioni vincono su qualunque cosa e dimostrano che la corazza non serve, se poi gli occhi sono lucidi.
Ci sono gli altri.
Gli altri, che non capiscono i conflitti interiori degli altri e nemmeno si accorgono dei propri. Questo può portare a perdere delle persone, a sbriciolare amicizie durate una vita o a causare i peggiori disastri. Ma questo continuo perdere e trovare, perdere e trovare, è una selezione che il destino fa al nostro posto, sapendo fin dal principio che ci sono persone che meritano di perdere e persone che meritano di essere perse.
il mondo di philo
Redazione

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