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Fermata l’epidemia di ebola nella Repubblica democratica del Congo

Il ministero della Salute della Repubblica democratica del Congo ha dichiarato ufficialmente finita l’epidemia di ebola nel Paese. Medici senza frontiere (Msf), che fin dai primi casi ha avviato un intervento d’emergenza per contrastare il diffondersi del virus, ha dato il benvenuto alla notizia e auspica che i passi in avanti fatti durante questa risposta all’epidemia abbiano un impatto positivo nel lungo termine.

“Siamo felici per la fine dell’epidemia di ebola – ha detto Micaela Serafini, direttore medico della ong – Fin dall’inizio abbiamo avviato un intervento d’emergenza insieme alle autorità locali, fornendo assistenza medica, isolamento dei pazienti, attività di promozione della salute e contribuito a garantire sorveglianza epidemiologica e sepolture sicure. Insieme al ministero della Salute e all’Oms, Msf ha anche contribuito alla vaccinazione, avviata nell’ambito di uno studio clinico per fermare la diffusione del virus. I dati sono ancora in fase di analisi, ma siamo incoraggiati dal fatto che la vaccinazione ha contribuito a bloccare la diffusione del virus. E anche se l’ebola resta una minaccia in Congo, siamo supportati dai passi avanti compiuti durante questa risposta”.

Complessivamente, le équipe del ministero della Salute supportate da Msf a Bikoro, Itipo, Mbandaka e Iboko hanno fornito assistenza a 38 pazienti confermati, di cui 21 sono sopravvissuti e sono tornati alle loro case. Più di 120 altri pazienti che mostravano sintomi compatibili con l’ebola sono stati isolati e testati, ma sono risultati negativi. In tutto sono state 3.199 le persone vaccinate contro l’ebola, nell’ambito di uno studio clinico del vaccino “rVSVDG-ZEBOV-GP”, da Msf, Oms e ministero della Salute. Le équipe di Medici senza frontiere hanno vaccinato da sole 1.673 persone nelle aree di Bikoro e Itipo, fra cui i contatti dei pazienti confermati, i loro contatti e gli operatori in prima linea (operatori sanitari, addetti alle sepolture, guaritori tradizionali e autisti di moto taxi), considerati i maggiormente a rischio di contrarre il virus.

 

Source: lanuovaecologia.it

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