Froome ha conquistato il quarto Tour de France in 5 anni: dal 2013 in poi ha “toppato” solo l’edizione del 2014, quando dovette ritirarsi per infortunio. Il britannico è adesso ad una sola lunghezza dai 5 Tour di Anquetil, Merckx, Hinault ed Indurain.
Parteciperà peraltro alla Vuelta 2017 (ci saranno anche Aru e Nibali), alla pagina successiva il programma delle terza corsa del Grand Tour.
Eppure, a dispetto dei numeri, il nativo di Nairobi non sembra essere tra i ciclisti più amati, forse per quella sua tendenza a calcolare un po’ troppo, quasi da “ragioniere”, per giunta supportato dalla fenomenale squadra Sky.
In uno sport in cui l’epica dell’uomo che vince la fatica e gli ostacoli della natura ha comprensibilmente una parte di rilievo, fa un po’ storcere il naso una vittoria conseguita senza mai tagliare per primo il traguardo e senza vincere una delle due cronometro.
Dopo la prova di Marsiglia, nella cornice sorprendentemente (ma significativamente) semi-deserta dello stadio Vélodrome, non sono arrivati grandi applausi.
Ovviamente non fa testo la parata di domenica, vinta da Dylan Groenewegen davanti a Greipel e a Boasson Hagen.
A proposito di domenica scorsa: Landa, che del resto non è certo uno specialista della volata, non ha tentato ai Campi Elisi di ottenere quei secondi di abbuono che gli avrebbero consentito di scavalcare Bardet (che ha fatto meglio di lui solo per un secondo) al terzo posto della classifica generale.
Tornando a Froome, la progressiva specializzazione nel “solo” Tour ne ha accentuato la fama di calcolatore. A questo punto, può bastargli l’eventuale vittoria anche nel 2018, con cui giungerebbe alla fatidica quota 5, per entrare nel gotha dei grandissimi?
Nì: tra i grandi in fondo c’è già, il quinto Tour non gli permetterebbe forse di entrare nell’Olimpo del ciclismo.
Ad avviso di chi scrive, per nobilitare anche a posteriori i meritati successi finora conseguiti, serve al campione della Sky quel qualcosa in più che dia soddisfazione alla voglia di “epica” di tanti appassionati.
Non si tratta solo di vincere, anzi non è nemmeno più l’aspetto principale: ora è il momento di mettersi in discussione in un terreno diverso da quello preferito, tentare davvero laddove non è il favorito, non foss’altro che per la fatica del Tour nelle gambe.
Cioè, appunto, è l’ora di farsi valere alla prossima Vuelta (nella pagina successiva il programma e i partecipanti).
Tour de France 2017, classifiche finali
La volata ai Campi Elisi
Source: www.todaysport.it
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