“Perché non hai parlato? Perché non hai detto niente? Perché non hai gridato, perché non hai denunciato, perché non ti sei ribellata, perché non l’hai preso a calci nelle palle? Quando una donna parla di molestie, stupro, situazioni in cui si è sentita forzata, la domanda contiene la risposta. Non ha parlato perché nessuno, in fondo, le avrebbe dato credito”. Così, sul suo blog, la giornalista e blogger Giulia Blasi, conduttrice di Hashtag Radio Uno (programma quotidiano dedicato alla satira su Twitter che va in onda su Rai Radio 1 dal lunedì al martedì alle 19.20), il 13 ottobre ha lanciato un’iniziativa che in poche ore è diventata virale sui social, con l’hashtag #quellavoltache.
Questo è il mio contributo a un piccolo progetto collettivo, aperto. Raccontiamo le nostre storie, tagghiamole #quellavoltache.
— Giulia Blasi (@Giulia_B) 13 ottobre 2017
Si tratta, spiega la promotrice dell’iniziativa, che da anni si occupa di social media a livello professionale, di “un progetto narrativo estemporaneo per raccontare le volte in cui siamo state molestate, aggredite, ma anche le volte in cui ci siamo sentite in pericolo e non sapevamo bene perché, e ci davamo delle cretine per esserci messe in quella situazione. Perché il patriarcato che non ti crede è lo stesso che cerca di colpevolizzarti per quello che ti infligge. Avete qualcosa da raccontare?”, chiede la Blasi. Quindi invita a usare #quellavoltache “su Twitter, Facebook, Instagram, il vostro blog, Medium, dove vi pare. Dite a tutti come vi siete sentite, cosa avete pensato, perché non avete parlato, e se avete parlato, cosa è successo poi”. Quindi racconta la sua storia. Banale e senza conseguenze drammatiche, se vogliamo, ma sconvolgente dal punto di vista psicologico per una ragazza di 20 anni.
I siti web Gaypost e Pasionaria hanno raccolto l’appello a diffondere la campagna e hanno deciso di farsene megafono pubblicando le storie condivise sui social con l’hashtag #quellavoltache e ospitando i racconti di chi preferisce non usare il proprio profilo social per denunciare e vuole mandare una mail privata ai siti. L’iniziativa ha trovato subito enormi consensi sul web, a partire da Asia Argento dalle cui dichiarazioni al New Yorker è partita questa offensiva contro l’ex padrone di Hollywood, Harvey Weinstein, che su Twitter ha invitato le donne a denunciare.
Raccontate #quellavoltache
— Asia Argento (@AsiaArgento) 14 ottobre 2017
E sono arrivate tante storie. Raccontate in un tweet o in un post su Facebook. Di seguito raccogliamo i ‘cinguettii’ di dolore e rabbia delle donne che, in poche battute, sintetizzano la loro esperienza, sempre drammatica. E i loro ‘cinguettii’ diventano un urlo assordante.
#quellavoltache all’esame di Storia Moderna il prof mi disse: “Signorina! È luglio, fa caldo: perché non ha messo una gonna? Corta”.
— Caterina Coppola (@CaterinaCoppola) 14 ottobre 2017
#quellavoltache perché ho detto “NO” mi sono beccata insulti pesanti e pubblici a sfondo sessuale da lui e tutti i suoi amici per mesi!
— FR (@fdrcrvsn) 13 ottobre 2017
#quellavoltache alla denuncia al Commissariato Trevi, la mattina dopo l’aggressione, mi chiesero, “Ma scusi, lei com’era vestita?”
— Costanza R.d’O. (@CostanzaRdO) 14 ottobre 2017
#quellavoltache pic.twitter.com/HHjdn4ZjP0
— Paola (@paolettaif) 15 ottobre 2017
#quellavoltache un uomo ha cercato di trascinarmi nell’androne di un palazzo. “È colpa tua, sei troppo carina”. Avevo 10 anni.
— Cristiana Stradella (@Minnierip) 14 ottobre 2017
#quellavoltache uno stimatissimo prete del mio paese mi palpava per bene quando andavo a trovare mia nonna. Avevo 12 anni. Ora è morto
— BiondaMaIntelligente (@EllyBarbolini) 13 ottobre 2017
#quellavoltache tornavo da scuola,un tizio si accosta in auto e mi chiede se conoscevo la palestra in zona per superdotati, avevo 12 anni
— CarlàCarlamy (@Be_Ccarla) 13 ottobre 2017
#quellavoltache ho perso il conto di tutte le volte in cui mi sono sentita dire: se scrivi di sesso sei più puttana delle puttane.
— nadiolinda (@nadiolinda) 14 ottobre 2017
Quando andavo a scuola in autobus c’era un vecchiaccio che mi si metteva dietro e si strofinava. Provavo imbarazzo e non ho mai avuto il coraggio di protestare ad alta voce. Sono con te Asia.❤ #quellavoltache
— Valeria Colibri (@ValeriaColibri) 15 ottobre 2017
Ma le testimonianze continuano e i cinguettii diventano un urlo di dolore al quale è impossibile restare indifferenti e non prendere una posizione netta.
Source:www.agi.it
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