L’Arcivescovo di Palermo nell’omelia per il Venerdì Santo: “A noi cristiani è chiesto di essere artigiani di pace”

PALERMO (ITALPRESS) – “In questo cambiamento epocale, a noi cristiani, è chiesto di essere artigiani di pace: è tempo di riattivare il cuore, la compassione, la mitezza, di liberare le parole umane più belle: vita, benevolenza, cura, gratuità, accoglienza, rispetto dell’altro, convivialità e, soprattutto, la parola più preziosa, amore, perché la Casa Comune, il pianeta Terra che abitiamo, inverta, finalmente, la sua tendenza ad essere ‘l’aiuola che ci fa tanto feroci’”. Così, citando Dante Alighieri, l’arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, nell’omelia per il Venerdì Santo, nel corso delle celebrazioni in Cattedrale, nel capoluogo siciliano.

“La violenza e l’odio sono sempre perdenti – sottolinea -. Lo sperimentiamo nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre case – a volte anche nelle nostre comunità cristiane -, nel mondo travolto dai rumori assordanti di guerre sempre più mortifere e devastanti, che schiacciano l’indipendenza delle nazioni, la dignità e la libertà umana (compresa la libertà di professare la propria fede religiosa). Nell’era dell’intelligenza artificiale, del potenziamento delle possibilità conoscitive dell’uomo – ma, come ripete Papa Leone XIV, con il rischio del raffreddamento dei cuori -, la conoscenza spesso si traduce in potere, in ‘vertigine’. L’amore, invece, sempre in servizio, in cura. Paolo alla comunità di Corinto – incline alla protervia e segnata da relazioni conflittuali – scrive: ‘la scienza gonfia, l’amore edifica’. Ma ‘una persona senza l’amore è buia dentro’”, aggiunge citando Benedetto XVI, l’Arcivescovo di Palermo che ripudia “la logica devastante e mortifera del delirio di potere che si accovaccia e agisce nei nostri cuori sclerotizzati. Come nei cuori supponenti e sprezzanti di ‘coloro che sono ritenuti capi delle nazioni’”.

“La pace di Cristo – sottolinea monsignor Corrado Lorefice – è ciò che coagula e unisce la comunità cristiana. Questa pace, … non è un sentimento; è il segno intenzionale che il Principe della Pace, crocifisso, regnerà liberamente in noi con il suo paradossale potere anche in mezzo a conflitti esterni, desolazione o guerre. … Professiamo che una Benevolenza trasformante ha saturato la sofferenza umana anche nelle sue manifestazioni più estreme, raggiungendo le profondità stesse dell’inferno, e che nessuna desolazione è pertanto definitiva. Questo è il nostro Vangelo. Il nostro tempo lo richiede a gran voce. I giovani che, nei nostri parchi, cantano con il cuore pesante ne hanno fame: ascoltano quando viene presentato ‘con autorità’ da cristiani capaci di esporre e manifestare la verità senza compromessi, mostrando la grazia di Cristo che può rinnovare e trasformare le nostre vite”, conclude l’Arcivescovo di Palermo, rivolgendo un pensiero “ai cristiani di Terra Santa. In comunione con loro – in particolare con il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini -, contempliamo il mistero della Croce “per la quale la Vita sopportò la morte e attraverso la morte restituì la vita””.

– foto ufficio stampa Arcidiocesi di Palermo – Ufficio Diocesano per le Comunicazioni sociali –
(ITALPRESS).

Redazione

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