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Le migliori e le peggiori regioni dove essere mamma

L’Italia, infatti, si colloca alla 27a posizione tra i paesi europei, seguita solo dalla Grecia, per quanto riguarda l’occupazione delle donne tra i 25 e i 49 anni. Nel nostro paese, lavora il 57,9% delle mamme in questa fascia d’età contro il 77,9% dei coetanei uomini. Ma non solo. Con la nascita dei figli, aumentano anche le possibilità di rimanere disoccupate.

Le disparità salariali, i part-time, le riduzioni dell’orario di lavoro, i contratti precari sono spesso le situazioni alle quali le donne devono adattarsi per non perdere il lavoro. Tutto ci si traduce anche in un abbassamento della qualità della vita che spesso pregiudica addirittura la scelta di metter su famiglia.

Analizzando le varie attività svolte dalle donne e dagli uomini nella fascia di età tra i 25 e i 44 anni, dallo sudio emerge che il lavoro domestico sia ancora appannaggio soprattutto delle donne, che vi dedicano 3 ore e 25 minuti al giorno, contro un’ora e 22 degli uomini.

La dura vita delle mamme

Le donne in Italia diventano madri più tardi rispetto alla media europea: 31,7 anni contro 30,5 anni e il tasso di fecondità italiano è di 1,35 figli per donna contro la media europea di 1,58. Nel 2015, è stato registrato il minimo storico di nascite in Italia, in tutto 485.780 bambini nati, 17 mila in meno rispetto all’anno precedente.

Il numero delle madri sta diminuendo, anche se, dall’ultima rilevazione ISTAT, nel 2015 quella tra i 25 e i 64 anni che convivono con figli under 15 o tra i 16 e i 25 anni ma ancora economicamente dipendenti erano 7,9 milioni.

Le migliori e peggiori regioni dove essere mamme

Non tutta l’Italia presenta le stesse condizioni. Considerando la classifica regionale del Mother’s Index per il 2017 e i suoi tre indicatori (cura, lavoro e servizi per l’infanzia), le regioni migliori in termini di qualità della vita per le mamme sono il Trentino Alto Adige, seguito dalla Valle d’Aosta, dall’Emilia Romagna e dalla Lombardia.

Buone notizie arrivano dal Veneto che ha guadagnato tre posizioni rispetto alla passata edizione, passando dal nono al sesto posto. L’Umbria guadagna due posizioni dall’11a alla 9a e la Campania (dalla 19a alla 17a ).

Capovolgendo la classifica, in testa alle peggiori regioni per le madri troviamo la Sicilia, seguita da Calabria, Puglia, Campania e Basilicata.

“Scommettere sulle madri come forza sociale determinante per la crescita e lo sviluppo del Paese richiede certamente un cambiamento culturale nella mentalità collettiva, prima ancora che cambiamenti concreti. Un cambiamento evocato ed auspicato da molti anni e finora solo in minima parte osservato” spiega Save the children.

Source: greenme.it

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