MISTERBIANCO (CATANIA) (ITALPRESS) – Il World Cancer Day, celebrato ogni anno il 4 febbraio, richiama l’attenzione sull’importanza della sensibilizzazione della popolazione alle tematiche legate alla prevenzione, alla diagnosi precoce e all’accesso a percorsi di cura sempre migliori. Temi fondamentali per affrontare le principali neoplasie e, più in generale, per rendere le persone consapevoli del valore della prevenzione e dei controlli.
In questa giornata dedicata all’informazione, Humanitas Istituto Clinico Catanese pone l’accento sul tumore della mammella, partendo dall’attività del Breast Centre: un modello che oggi rappresenta un riferimento anche per l’approccio da tenere anche per altre patologie oncologiche. Facendo riferimento alla Sicilia, secondo i dati PNE, nel 2024 le diagnosi e i trattamenti riferiti a donne siciliane con tumore della mammella sono state 4.600.
Di queste pazienti, il 90,90% è stato trattato in regione, mentre il 9,10% si è rivolto a strutture fuori dai confini dell’isola. Un dato che, nel confronto con altre aree del Sud, evidenzia una mobilità sanitaria in uscita decisamente contenuta. Nel 2024 delle pazienti trattate in regione 820 sono state prese in carico dal Breast Centre di Humanitas Istituto Clinico Catanese.
Un volume che, nel contesto regionale, contribuisce a descrivere il ruolo della struttura nella presa in carico del tumore della mammella, che ne fa, secondo i dati AGENAS diffusi sul finire dello scorso anno, la quinta struttura in Italia. A commentare i dati è Francesco Caruso, Direttore del Dipartimento Oncologico e Direttore Clinico del Breast Centre di Humanitas Istituto Clinico Catanese.
“Stiamo finalmente e fortunatamente assistendo ad un fenomeno meraviglioso: una nuova e grande attenzione verso i controlli – dichiara Caruso -. È ripresa la partecipazione agli screening istituzionali e, accanto a questi, crescono anche i controlli eseguiti su iniziativa personale. Quando una patologia viene identificata precocemente, il piano clinico cambia e cambia così anche la qualità di vita di una paziente, che dovrà affrontare non una massa difficilmente attaccabile, ma un tumore di più piccole dimensioni”.
Accanto alla diagnosi precoce, negli ultimi anni sono aumentate le possibilità terapeutiche: chirurgia sempre più accurata e conservativa quando possibile, diagnostica più sofisticata e, soprattutto, farmaci più efficaci e meglio tollerati.
“Oggi, oltre alla chemioterapia, disponiamo di terapie biologiche e immunoterapia che rappresentano un passo avanti importante – prosegue Caruso -. Questo, insieme al progresso della diagnostica e della chirurgia, ha contribuito a migliorare in modo netto la prognosi: nei dati riportati dalla letteratura, la sopravvivenza a dieci anni arriva all’88,6%, mentre trent’anni fa era intorno al 45/48%. L’obiettivo è sempre più quello di trasformare la malattia oncologica mammaria in una condizione controllabile nel tempo, con prospettive di vita e progettualità sempre più ampie”.
Per il tumore della mammella, un ruolo determinante è stato svolto dal modello dei centri dedicati, nati per concentrare competenze e decisioni cliniche nello stesso percorso. “La Breast Unit è il luogo in cui chirurghi, oncologi, radioterapisti, radiologi, anatomopatologi e tutti gli specialisti coinvolti lavorano insieme – spiega Caruso -. Il confronto avviene in modo strutturato, attraverso riunioni multidisciplinari: ogni caso viene discusso e per ogni donna viene definito un percorso ritagliato sulle caratteristiche specifiche della malattia e della persona. Il tumore della mammella non è un’unica entità, esistono sottotipi differenti e ciascuno richiede scelte terapeutiche diverse”.
-Foto ufficio stampa Humanitas Istituto Clinico Catanese-
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