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Quel disegno di legge sulle lobby ancora arenato a Palazzo Madama

Il disegno di legge che dovrebbe dotare l’Italia di una norma quadro nazionale sul lobbying è attualmente bloccato in commissione Affari Costituzionali del Senato. Da parte sua, la Giunta per il regolamento della Camera ha fatto un “timido tentativo” introducendo un registro dei portatori d’interesse valido esclusivamente per le attività condotte all’interno di Montecitorio e le cui indicazioni attuative – predisposte dalla vicepresidente della Camera Marina Sereni – sono entrate in vigore martedì 7 marzo. A fare il punto è il rapporto “Eppur si muove – La regolamentazione del lobbying in Italia nel 2016″, presentato a Roma presso il Centro Studi Americani e curato da Riparte il futuro, che ha lanciato lo scorso anno la campagna #occhiaperti chiedendo l’approvazione di una legge quadro nazionale. Il primo tentativo di regolamentazione risale al 1976 (40 anni fa) e da allora si sono succeduti oltre 50 progetti di legge abortiti.

I limiti dell’iniziativa della Camera

Nel registro dei portatori d’interesse di Montecitorio, secondo Riparte il futuro, le criticità principali “riguardano l’assenza dell’obbligo di redazione di un’agenda pubblica degli incontri da parte dei deputati e la possibilità – per un lobbista – di operare fuori dalla sede della Camera senza venire allo scoperto. Il provvedimento riguarda infatti solo l’attività di lobbying svolta all’interno di Montecitorio, ignorando il lavoro svolto dai portatori di interesse nel secondo ramo del Parlamento, nei ministeri e negli enti locali”. Inoltre, per Riparte il futuro il termine di 12 previsto per il “revolving door” (per cui ex deputati e ex membri del Governo non possono iscriversi al registro) “è un po’ poco”.

Al di là delle attività del Parlamento in materia di lobbying, Riparte il futuro offre “un giudizio positivo” dell’iniziativa del ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda che ha introdotto – anche alla luce della vicenda Guidi – un registro dei portatori d’interesse e un’agenda pubblica degli incontri. Al primo marzo 2017 risultano già 632 i soggetti iscritti al registro del Mise.  Quanto all’agenda degli incontri pubblici – adottata sia dal ministro che dal viceministro e dai sottosegretari – a fine febbraio 2017 sono 90 gli incontri che hanno impegnato il ministro Calenda. Mancano in questo registro i nominativi dei soggetti incontrati, invece presenti nell’agenda del viceministro Nencini.

A Roma e a Milano l’agenda pubblica degli incontri

Allo stesso tempo il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, ha promesso a Riparte il futuro – nell’ambito del Terzo Piano d’Azione dell’Open Government Partnership – di estendere l’iniziativa del Mise anche al proprio Ministero e a quello dei colleghi di governo. Le prime positive risposte sono arrivate dalle amministrazioni locali, in primis i Comuni di Roma e Milano che hanno introdotto agende pubbliche degli incontri con i portatori d’interesse. Con l’assessore Marzano del Comune di Roma, Riparte il futuro ha condiviso l’obiettivo di mettere online dell’agenda degli incontri dei componenti della Giunta e la creazione di un registro dei portatori d’interesse che aiuti a far luce su chi ha interesse a influenzare le scelte pubbliche dell’ente. A Milano sono 73 i meeting realizzati (a partire dal settembre 2016, periodo in cui e’ stata introdotta l’agenda pubblica) presso l’assessorato “Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data”. Rispetto all’agenda pubblica per gli  incontri introdotta dall’assessore Marzano di Roma, l’assessore Lipparini indica solo gli incontri con rappresentanti di realtà esterne all’amministrazione.  Riparte il futuro “si augura che a Milano l’agenda pubblica degli incontri sia presto adottata dal sindaco e dagli altri membri della Giunta come promesso da Sala in occasione della campagna elettorale aderendo alla campagna Sai Chi Voti“.

Gli interventi delle Regioni

Anche sul piano regionale si segnalano interventi volti alla regolamentazione del lobbying: dalla Regione Lombardia che ha approvato un’apposita legge, alla Regione Calabria che ha adottato una normativa specifica, però non ancora applicata. Il governatore della Puglia Michele Emiliano ha proposto un ddl particolarmente evoluto. In materia sono state precursori la Regione Toscana, che ha introdotto una regolamentazione gia’ nel 2002, seguita nel 2004 dalla Regione Molise e nel 2010 dalla Regione Abruzzo, sebbene con risultati scarsi o nulli sul piano dell’attuazione.
“L’appuntamento di oggi – dice Federico Anghelè di Riparte il futuro – vuole essere un bilancio su quanto è stato realizzato ma più ancora uno stimolo a fare presto e bene. Lo stallo a livello nazionale, in particolare per quanto riguarda la commissione Affari Costituzionali del Senato, è un male e ci auguriamo che presto venga superato. Non è tollerabile proseguire con una situazione come quella attuale; ormai la senatrice Finocchiaro è ministro della Repubblica da più di due mesi. Lo stesso Governo raccolga la buona volontà di Calenda e l’impegno di Madia e dia il buon esempio. Anche da queste pratiche di trasparenza e buona amministrazione viene il cambio tanto auspicato dalla cittadinanza”.

Per approfondire: il rapporto di Riparte il futuro sulla regolamentazione del lobbying

 

Source: agi.it/politica

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