PALERMO (ITALPRESS) – “La nostra è una battaglia contro le bugie di chi sostiene il no: ci dicono che vogliamo cambiare la Costituzione, come se fosse un peccato, ma è ampiamente previsto dall’articolo 138″. Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani a “Noi votiamo sì”, la manifestazione organizzata da Forza Italia a Villa Malfitano, a Palermo. “A noi non interessa cambiare i valori fondamentali della Costituzione ma la seconda parte, su cui si è intervenuti diverse volte. Renzi sbagliò quando trasformò il referendum del 2016 in qualcosa a favore o contro il governo, Meloni ha fatto bene a non farlo. In quel modo Renzi compattò tutti i suoi oppositori”, ha aggiunto.
“Il mio appello è di andare a votare: gli ultimi dati ci dicono che la partita è ancora, aperta quindi occorre una mobilitazione per portare la gente a votare perché una buona percentuale di indecisi tende a non votare. Più alta sarà la percentuale di votanti più il sì avrà la possibilità di vincere”, ha dichiarato a margine dell’evento.
“Siamo riuniti dal sud al nord d’Italia per presentare le ragioni del sì in mezzo alla gente: stiamo combattendo insieme una grande battaglia di libertà”. Lo afferma il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in collegamento con Noi votiamo sì.
“I magistrati che dicono di votare sì rischiano di farsi qualche nemico all’interno delle correnti – prosegue Tajani, – Al contrario di quanto dice Gratteri, noi non dobbiamo fare i conti con nessuno. Dobbiamo adeguare il sistema giudiziario del nostro paese ai tempi della democrazia: non vogliamo assolutamente i pubblici ministeri sotto il controllo dell’esecutivo, ma l’esatto contrario. Chi amministra la giustizia deve farla nel supremo interesse di ogni singolo cittadino: noi vogliamo ridare sacralità alla toga, perché se viene tirata da una parte e dall’altra da interessi di corrente non è più al di sopra delle parti. Al contempo vogliamo che ogni magistrato, al pari dei cittadini, sia sottoposto a un giudizio quando commette errori: ognuno di noi sbaglia e se lo fa viene sanzionato, non si capisce perché se lo fa un magistrato non venga sanzionato; la legge deve essere uguale per tutti, ma chi giudica un magistrato non può essere lo stesso che lo promuove”, ha aggiunto Tajani.
“Se il colpevole sta fuori e l’innocente sta in galera c’è qualcosa che non va – sottilinea il leader di Forza Italia -: questa riforma deve mettere chi sbaglia in condizione di assumersi le proprie responsabilità; chiunque entri in un’aula di tribunale deve sentirsi non intimorito ma libero di essere giudicato. Votare sì significa dare un messaggio positivo: in questa campagna è capitato che siano stati usati toni più forti, ma mai nella mia vita ho detto a qualcuno ‘facciamo i conti dopo il risultato elettorale’, né mi faccio intimorire da chi dice ciò e mi dispiace che a dirlo sia un magistrato anti camorra. Il popolo deve giudicare questa riforma, il governo verrà giudicato l’anno prossimo”.
“Tutti noi abbiamo il compito di dissotterrare le falsità e le bugie intorno alla riforma: non reclutiamo soldati, ma paladini di libertà che hanno chiaro il motivo per cui andare a votare”. Così il deputato e responsabile della campagna referendaria del sì per Forza Italia, Giorgio Mulè, in collegamento con la manifestazione organizzata dal partito a Villa Malfitano a Palermo. “A Palermo si sa perfettamente perché questa giustizia deve essere riveduta e corretta. Bisogna uscire da una logica fascista: chi sostiene questa riforma è pienamente antifascista”, aggiunge. “Fino al 2022 nel programma del Pd c’era l’alta Corte disciplinare per i magistrati, oggi hanno rinnegato tutto buttando la loro storia: c’è però un’enorme fetta del Pd di ieri e di oggi che la pensa come noi”, osserva.
Per Mulè “la sinistra tenta di inquinare il dibattito raccontando frottole: la Costituzione non è una reliquia da venerare, ma cambia e va cambiata. Questa riforma non tocca l’obbligatorietà dell’azione penale, con buona pace di Conte: le correnti sono la metastasi del sistema giudiziario. Forza Italia non negozia i suoi valori sull’altare di una partita politica, come fanno Pd e M5S”, conclude.
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(ITALPRESS).
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