MONREALE (PALERMO) (ITALPRESS) – “Quest’anno con maggior forza chiediamo “grazia!”. Lo facciamo silenziosamente, perché il nostro grido è soffocato dal dolore, dalla tristezza dell’immane tragedia che si è consumata sulle strade della nostra città. Le vite di Andrea, Salvatore e Massimo, sono state stroncate da una violenza sproporzionata e irragionevole che ancora ci interroga”. Lo ha detto l’arcivescovo di Monreale, Gualtiero Isacchi, nell’omelia durante la messa in occasione della processione del Santissimo Crocifisso, che oggi si svolge in versione penitenziale in segno di lutto per i tre giovani uccisi la notte tra il 26 e il 27 aprile, Andrea Miceli, Salvatore Turdo e Massimo Pirozzo.
“Mai avremmo pensato che potesse verificarsi una circostanza talmente terribile. Eppure i gravissimi fatti di cronaca che ogni giorno vengono raccontati, ne erano preludio – ha detto Isacchi -. A noi sembravano lontani, pensavamo potessero restare circoscritti là dove accadevano. Invece ci hanno raggiunto e colpito al cuore”. “Da tempo la violenza è entrata nella nostra città, ma i fatti in cui si è manifestata, come i veli del nostro tradizionale rito dei venerdì di Quaresima, ci nascondevano il finale: la morte ingiusta dell’Innocente – ha sottolineato l’arcivescovo -. Abbiamo pensato che lo spaccio di droga, la morte in solitudine di anziani, la violenza verbale, la maldicenza diffusa anche sui social, la diffamazione, l’arroganza… non ci avrebbero toccati. Oggi, come allora, tre giovani, Andrea, Salvatore e Massimo, sono stati colpiti dalla veemenza inaudita di una peste che è cresciuta nutrendosi di “piccoli contagi” che non apparivano così pericolosi”.
“Monsignor Girolamo Venero, alla notizia del contagio dei tre piccoli, “fece fare una processione con il SS. Crocifisso, quale speriamo nella sua misericordia ci darà la gratia d’estinguersi il male…” (dal Quinterno della peste). Anche noi questo pomeriggio riporremo in Lui la nostra speranza chiedendo che ci liberi dal male. Non una festa. Non una processione – ha aggiunto Isacchi -. Non la soddisfazione di alcuni. Ma l’affidamento silenzioso alla misericordia del Crocifisso di tutti i monrealesi e di tutta l’umanità, perché possiamo guarire dal contagio della violenza”.
“Ciascuno è chiamato ad agire responsabilmente a partire dalle piccole cose quotidiane – ha detto ancora l’arcivescovo -. Con il nostro modo di parlare, di scrivere sui social, di sussurrare nel nascondimento, di comportarci davanti ai giovani, diveniamo veicoli di vita o di morte. Interroghiamoci personalmente”. “Carissimi fratelli e sorelle, è questo l’invito che il Santissimo Crocifisso rivolge nuovamente a Monreale in questo 400° anniversario della liberazione dalla peste: che riconosciamo il nostro peccato, solleviamo lo sguardo verso di Lui per essere liberi dalla peste e per abitare in modo nuovo la nostra terra, le relazioni, il lavoro, la fede. È questa la vita cristiana – ha concluso Isacchi -. L’8 agosto 1625, l’Arcivescovo Venero ordina di “sventolare” tutte le “robe” all’aperto per tre giorni di seguito, per liberarsi degli ultimi residui del contagio. Carissimi fratelli e sorelle, vi invito a “far prendere aria” ai nostri cuori e alle nostre menti; riconosciamo i nostri peccati, alziamo lo sguardo al SS. Crocifisso. Quest’anno, senza luminarie, fuochi, fiori, bancarelle… riusciremo a vederlo meglio. È questa la grazia che oggi chiedo a Te, Patruzzu amurusu: converti il mio cuore e quello di questo tuo popolo”.
– foto IPA Agency –
(ITALPRESS).
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