Source: lanuovaecologia.it
Entro il 2025 due miliardi di persone potrebbero vivere in condizioni di scarsità idrica assoluta. Lo sostiene la Fao, che il 22 marzo celebrerà a Roma la Giornata mondiale dell’acqua con il congresso “Non lasciamo indietro nessuno”. Un team di ingegneri del dipartimento Energia del Politecnico di Torino ha accolto la sfida. E ispirandosi ai principi dell’ingegneria frugale, “l’arte di fare di più, meglio e con meno”, ha sviluppato una tecnologia a basso costo per rendere l’acqua del mare potabile. «È un dissalatore solare passivo a effetto multiplo, pensato per aree costiere non servite da infrastrutture idriche, adatto a Paesi in via di sviluppo e per comunità colpite da tsunami o alluvioni», spiega Matteo Fasano, ricercatore del Multi-scale modelling lab – Small, che poche settimane fa ha pubblicato la ricerca su Nature sustainability. Il dispositivo è realizzato con materiali comuni: la superficie galleggiante è in legno o polistirolo, munita di una lastra nera in Tinox, un assorbitore usato nei pannelli solari termici. Il calore del sole va ad alimentare il processo che si svolge nei moduli di dissalazione sottostanti. Una sorta di sandwich composto da lamine in acciaio sottili farcite da due strati di tessuto porosi, separati da una membrana idrofoba.
Il funzionamento è basato su processi naturali. «Ispirandosi alle piante, che trasportano l’acqua dalle radici alle foglie per via capillare, il dispositivo raccoglie l’acqua di mare tramite lo strato superiore del tessuto poroso (evaporatore). Un po’ come fa la carta assorbente in un bicchiere, evitando l’uso di pompe di aspirazione», continua Fasano. L’energia solare scalda il tessuto imbevuto d’acqua marina innescando l’evaporazione, che separa l’acqua dal sale. «La membrana idrofoba permette il passaggio del vapore, evitando la contaminazione fra l’acqua di mare e quella dissalata». Il vapore acqueo, condensando sullo strato idrofilo a temperatura inferiore, produce infine acqua distillata, accumulata tramite forza di gravità in un contenitore. Il calore liberato dalla condensazione viene poi riciclato per alimentare gli stadi successivi, con processi di evaporazione “a cascata”. Un sistema già in uso negli impianti di dissalazione “attiva” a effetto multiplo, applicato per la prima volta a una tecnologia priva di componenti elettriche o meccaniche che richiedono tanta manutenzione. I risultati? Fino a 20 litri d’acqua distillata al giorno per metro quadro esposto al sole, in grado di soddisfare il fabbisogno di dieci persone. Il costo va dai 10 ai 100 euro a unità. Dopo i test del prototipo, il Multi-scale modelling lab – Small sta lavorando all’ingegnerizzazione del dispositivo con due fini: commercializzazione nei Paesi industrializzati, diffusione gratuita del know how in quelli in via di sviluppo.
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