L’immissione in ruolo è arrivata alla soglia dei 70 anni, praticamente quando gli altri vanno in pensione. È il caso, a Palermo, di Bernarda Di Miceli, insegnante che ha conquistato la tanto agognata cattedra dopo 40 anni di precariato, un concorso vinto senza però riuscire ad avere un ruolo, un ingiusto depennamento dalla graduatoria, poi annullato dal giudice del lavoro: un record difficilmente eguagliabile. Ora l’insegnante di scuola elementare ha risposto alla chiamata dell’ufficio scolastico provinciale di Palermo per firmare il suo primo contratto a tempo indeterminato in una scuola ancora da decidere. Nonostante l’attesa per Bernarda Di Miceli, madre di sei figli, non fa recriminazioni, ma si commuove all’idea di insegnare ai suoi bambini. “Il lavoro dell’insegnamento non mi pesava, un giorno di scuola per me è la vita, sono contenta”. Ma come è potuto succedere? Lo spiega Fabio Cirino, sindacalista della Flc Cgil che parla di un “sistema malato”. “Negli anni si sono accumulati corsi di abilitazione, concorsi, concorsi ritardati, le graduatorie ad esuarimento si sono ingrossate talmente tanto e i posti di ruolo erano sempre meno, dopo i famosi tagli di 8,5 miliardi della Gelmini, e questo ha causato il ritardo della immissione in ruolo di questi docenti”. La donna potrà continuare a insegnare solo fino a fine anno, e solo perché precaria per anni, come prevede una deroga della legge che consente in realtà di insegnare fino a 67 anni e 7 mesi. L’ennesimo paradosso di questa vicenda.
Source: www.ilfogliettone.it
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