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Due ragazzi siciliani e quei cocktail al sapor di Trinacria che conquistano Londra

Due ragazzi siciliani e quei cocktail al sapor di Trinacria che conquistano Londra
12 aprile 2018

“Hot Cross Shard, The Shrub, Sweet Tomato, Bergamotto & Cedro Sour, Saffron Sour o Quintessential drop?”, ci si chiede indecisi dopo aver letto il menu del lounge bar del 31° piano dello Shard di Londra. Un cliente non siciliano potrebbe grattarsi la testa leggendo gli ingredienti. Cos’è il Marsala? Che vuol dire passito di Noto? Cosa sono i fichi d’India? Ma non sono gli unici prodotti locali che Gaspare Di Carlo (26 anni) e Alessandro Geraci (25 anni) hanno portato a Londra per servirli – sotto forma di miscele – in uno dei grattaceli più belli del mondo.

In verità i loro cocktail sono numerosissimi e hanno in comune la sicilianità: gli agrumi dell’isola, il ciccolato modicano, i vini e i liquori dell’entroterra e quei gusti intensi che permettono di far viaggiare attraverso le papille gustative chi li assaggia.

Quella di Gaspare e Alessandro è la storia di due ragazzi siciliani amici per la pelle dagli anni della loro adolescenza che, da Termini Imerese, provincia di Palermo, adesso lavorano come bar manager in due lounge bar di Londra. Uno allo Shard (terzo grattacielo più alto d’Europa) e l’altro al 35° piano dello Sky Garden. In due grattaceli vicini, esattamente uno di fronte all’altro, proprio come hanno iniziano in Sicilia nei due bar di Termini Imerese.

Hanno lasciato la loro isola, le loro famiglie, per partire e lanciarsi nel settore della mixology che prima conoscevano solo per puro diletto. Quell’arte però li ha catturati, sedotti, “ubriacati” così tanto da crederci fino in fondo, ogni giorno, passo dopo passo riuscendo a diventare adesso l’unico senso della loro vita. Così, le loro ‘miscele’ adesso sono famose a Londra e stanno facendo il giro del mondo.

Oggi Gaspare e Alessandro sono master indiscussi nella loro arte e i loro drink sono dei capolavori. È la vocazione del Mixologist, il bartender del momento, che fanno esultare le papille gustative con accostamenti originali e sorprendenti. Rendono il semplice sorseggiare un drink un’esperienza indimenticabile. Anche perché nella vita, in ogni circostanza, anche l’occhio vuole la sua parte. E loro lo sanno bene, e per questo motivo creano e propongono cocktail che non siano soltanto buoni, ma anche un piacere per gli occhi.

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Ma loro – grazie a quest’arte – hanno fatto un passo in più: esaltare le prelibatezze culinarie della Sicilia, così da prolungare il piacere nel palato e trasformare un bicchiere in un arcobaleno di emozioni, decantare sensazioni uniche grazie all’esatezza scientifica degli ingredienti, con una perfetta combinazione tra cocktail e piatto servito. E qui si fa spazio la loro di mixology “dove i sapori tipici della Trinacria si uniscono al dolce bere perfetto di liquori, amari, sciroppi e altri ingredienti innovativi, in un caleidoscopio di emozioni pensate sì durante l’assaggio, “ma soprattutto dopo – spiega Di Carlo – il gusto resiste ancora nel palato, i sapori sono esaltati, gli effetti rimangono concentrati nella memoria. Proprio come chi abbandona la propria terra, che vive di emozioni e ricordi prolungati nel tempo, come noi”.

Oggi con grande sincerità ammettono di sentirsi dei privilegiati. “Guardo fuori dal vetro e dall’altra parte del fiume – spiega Gaspare – c’è esattamente, davanti a me, Alessandro. Questo mi emoziona e non mi fa sentire mai solo, anche perché penso quando a Termini Imerese lavoravamo in due bar esattamente a fianco”.

Giovani, siciliani, pieni di speranza, che hanno coronato il loro sogno all’estero e adesso si guardano indietro nel tempo, orgogliosi della loro scelta ma con la Sicilia lontana, sempre nel cuore.

L’ARRIVO A LONDRA 
Lontana ma ricca di opportunità. “L’Inghilterra rappresenta ormai da molti anni la terra promessa per i giovani e gli adulti in cerca di occasioni lavorative migliori – racconta Gaspare – sia per coloro che vogliono vivere una prima esperienza all’estero, che per quanti decidano di stabilirsi definitivamente”.

“La voglia di mollare in certi momenti è stata forte – spiega Gaspare, mentre sorseggia uno dei suoi cocktail in un tavolo vista Londra – perché trovarsi a duemila chilometri lontano da casa, vivere in 11 persone in una casa di 70 mq e 4 persone in una stanza, non è stato semplice. E la triste realtà di chi arriva nella capitale inglese, anche lo stare sotto un tetto per molti fatiscente, in amianto. Insomma qui a Londra è dura – continua il barman – e vivere con il minimo nazionale significa spendere fino a tre quarti dello stipendio (circa mille sterline) per pagare un affitto di alloggi di periferia che di dignitoso hanno poco o nulla”.

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Che Londra non fosse il paradiso Gaspare e Alessandro lo hanno imparato a forza di turni al bar, accanto a laureati relegati a fare la schiuma per il cappuccino o a lavare piatti. Uno stile di vita ai limiti dell’indigenza, ma grazie alla loro ostinazione e alla loro ferrea amicizia si sono affermati come i migliori professionisti siciliani a Londra nel settore.

“Sentivo il bisogno di nuovi stimoli – racconta Alessandro – a livello personale e professionale. Ripartire da zero in un nuovo Paese mi sembrava il modo migliore per trovarli e il sistema lavorativo in Inghilterra ti offre una crescita professionale in qualsiasi campo e a qualsiasi livello. Purtroppo non posso dire la stessa cosa del sistema italiano, dove ti devi già ritenere fortunato se hai un posto di lavoro”.

Il loro sogno? Creare una squadra di talenti per formare giovani barman. Infatti Gaspare e Alessandro sono affiancati da un terzo e un quarto amico: Davide Mangiamele, 26 anni, mago della creatività e fedele amico dei due sin da bambino, anche lui bar manager a Londra e il coetaneo Francesco Amoroso che ha scelto Londra per studiare economia, per stare vicino ai suoi amici storici e per seguirli nel loro unico progetto futuro.

“Io studio gli ingredienti del cocktail – continua Gaspare – Davide è un creativo e studia l’estetica ed Alessandro, per esempio, ama stare dietro il bancone e si focalizza nell’esposizione del cocktail”.

LA LORO CASA, IL LORO LABORATORIO 
Tè, gin, glassa, fiori, agrumi, anice, cioccolato, caffé, menta peperita, caramello, latte di riso e molti altri ingredienti nel loro laboratorio fai-da-te, nel salotto delle loro casa londinese che hanno arredato secondo i loro gusti.

“La nostra casa è il nostro piccolo nido di felicità – spiega Gaspare – e il laboratorio la nostra fabbrica. Creiamo, assaggiamo, studiamo ogni giorno insieme per realizzare anche quel minimo dettaglio che ci permette di fare la differenza. Ad esempio il nostro pezzo forte è un cocktail dal nome Tristkele, un termine diffuso e conosciuto nel mondo pagano e celtico (deriverebbe da tri, ovvero ‘tre’ e skelos, cioè ‘gambe’). Un po’ per rappresentare il nostro trio: io, Alessandro e Davide, e anche un motivo per rappresentare la trinacria siciliana. Simbolo della nostra terra, perché appunto gli ingredienti che utilizziamo per questo drink sono tutti siciliani, ma dovete berlo per scoprilo”.

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I PROGETTI FUTURI
“Noi abbiamo due scopi: portare l’unicità della Sicilia nel mondo e lanciare un messaggio: l’unione fa la forza e insieme si vince sempre”, spiegano tra un sorriso di complicità e l’altro. Quelli loro sono dei caratteri che uniti fanno un cocktail “e noi siamo un Negroni: gin campari e vermut. È come se ognuno di noi rappresentasse uno di questi ingredienti”.

Questi ‘tre moschettieri’ della mixology, grazie alla loro passione, hanno persino lavorato con Jennifer Santer, una big della ristorazione mondiale nota per il suo incarico nella cucina della regina Elisabetta. Il loro sogno nel cassetto “è quello di fondare una società che riesca a far capire a tutti che la realtà della ristorazione, oltre ad essere una vera e propria scienza, è qualcosa di più. E non serve per forza una laurea per realizzarsi nella vita, noi abbiamo seguito la nostra passione e la continueremo a seguire. Diventeremo dei piccoli grandi formatori di barman, cercando di far capire che questo mestiere deve essere una scelta e non un’alternativa”

Source: repubblica.it

 

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